Una memoria scomoda

Peppino Impastato a fumetti

Pubblico di seguito due articoli, il primo tratto da Liberainformazione, il secondo da Antimafiaduemila che fanno il punto di quanto accaduto e discusso durante il Forum Sociale Antimafia a Cinisi del 8, 9 e 10 maggio intestato a Felicia e Peppino Impastato.

Interessante soprattutto il secondo articolo per chi non vi ha potuto partecipare, poichè entra nel merito di tutti gli argomenti trattati.

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Si ricorda Peppino Impastato, ma il paese dov’è?

Il Forum antimafia sembra non rompere il muro dell’indifferenza

(Cinisi, 11.05.2009 – di Lorenzo Frigerio)

Sono passati ormai 31 anni da quel lontano 9 maggio 1978, in cui furono ritrovati in un’alba tersa i poveri resti di Peppino Impastato, militante di sinistra e uomo di cultura e impegno civile, ucciso dalla mafia del luogo che aveva fretta di tappargli la bocca. A pochi giorni di distanza si dovevano tenere le elezioni per il rinnovo del consiglio comunale e Peppino minacciava di diventare una vera spina nel fianco per i mafiosi e i loro complici istituzionali. I killer mandati da Tano Badalamenti legarono il suo corpo ridotto in fin di vita sui binari della ferrovia, perché si potesse accreditare il depistaggio fin dalle prime ore dal ritrovamento: un attentato finito male, una bomba esplosa nelle mani del vile attentatore, questa la prima spiegazione data alla tragedia. Una tragedia che si aveva fretta di liquidare anche perché concomitante con il ritrovamento del cadavere di Aldo Moro, ucciso dalle Brigate Rosse.

Ci sono voluti più di due decenni di impegno civile della famiglia e dei compagni di Peppino perché gli fosse restituito pienamente l’onore che tocca al militante caduto in battaglia e la verità scomoda fosse finalmente accertata prime nelle aule parlamentari e poi in quelle di tribunale: Impastato venne ucciso perché aveva ben chiaro i meccanismi di infiltrazione mafiosa in quel territorio e aveva dimostrato in passato, con la sua variegata attività di impegno politico e civile, di saper denunciare gli interessi delle cosche senza guardare in faccia a nessuno.

Raggiunta la verità storica – che una volta tanto è coincidente con quella ottenuta in sede giudiziaria ed è questo un fatto davvero degno di rilevanza in un paese come il nostro – oggi, a distanza di oltre trent’anni, si rinnova ancora il ricordo con il Forum sociale antimafia che, come ogni anno, si celebra a Cinisi, il paese dove Peppino si spese e dove trovò la morte. Dibattiti e approfondimenti che, a partire dalle riflessioni elaborate da Impastato, hanno l’obiettivo ambizioso di allargarsi alla proposta per rafforzare il versante del contrasto alle mafie.

Anche quest’anno si è parlato di diversi temi d’attualità, i più vari, perché varia e poliedrica era l’anima del giovane di Cinisi: l’ambiente (dalla realizzazione del Ponte sullo Stretto all’emergenza rifiuti in Campania, passando per alcune campagne di mobilitazione, quale quella per la smilitarizzazione della base di Sigonella); il diritto al lavoro (dalla dimensione della precarietà alla fase di recessione mondiale, passando per la condanna della finanza e delle banche), l’antifascismo (con la presentazione di alcune esperienze di resistenze sociali di fronte alle nuove forme di neofascismo e razzismo, sempre in agguato nel Belpaese), i temi internazionali (con l’anteprima nazionale del nuovo video di Fulvio Grimaldi sulla Palestina dal titolo “Araba fenice, il tuo nome è Gaza”); la lotta alla mafia (dall’impegno della magistratura più impegnata alle prospettive dell’educazione alla legalità nelle scuole).

A questi momenti di incontro e dibattito, si sono affiancate nel programma le numerose esibizioni di musicisti, artisti e teatranti, nella logica di alternare musica e cultura, gioia e riflessione, per favorire il pensiero libero, secondo uno degli insegnamenti più importanti lasciatici dal coraggioso antagonista di Badalamenti. Il 9 sera hanno concluso il loro entusiasmante tour in giro per l’Italia i Modena City Ramblers: quattordici tappe in quindici giorni in luoghi simbolo della lotta alle mafie, perché luoghi dove lo Stato con la legge 109 del 1996 ha restituito alla collettività i beni confiscati alle cosche. Il concerto nella piazza principale di Cinisi è stato un grande momento di festa collettivo, impreziosito dalle esibizioni di Fabrizio Varchetta e Zen.it Posse.

Il momento più importante del Forum dal punto di vista politico e civile, però, è stato il corteo del 9 pomeriggio che ha visto affluire alcune migliaia di persone e sfilare dalla vecchia sede di Radio Aut a Terrasini a Casa Memoria Impastato, in quel di Cinisi. Un corteo variopinto e festoso, animato da slogan e musica contro la mafia, slogan e musica per ricordare quanti, come Peppino, si sono battuti per liberare la società dall’ipoteca delle mafie e della collusione con politica e affari.

Nelle quattro giornate di Cinisi, si è avuto inoltre la possibilità di presentare due testi che restituiscono con modalità e linguaggi diversi la cifra dell’impegno di Impastato.

Stiamo parlando del libro scritto a quattro mani da Franco Vassia e Giovanni Impastato dal titolo “Resistere a Mafiopoli. La storia di mio fratello Peppino Impastato” (Stampa Alternativa, Viterbo 2009). Il fratello di Peppino, oltre ad essere anima e cuore del Forum insieme a Salvo Vitale e Umberto Santino, gira instancabilmente per l’Italia per trasmetterne il messaggio politico e civile e per la prima volta rivela alcuni particolari inediti dei rapporti familiari, a partire dalla controversa relazione con il padre.

L’altro libro è invece un fumetto realizzato da Marco Rizzo e Lelio Bonaccorso dal titolo “Peppino Impastato. Un giullare contro la mafia” (Beccogiallo Editore, Padova 2009): centoventi pagine in bianco e nero, con la prefazione di Lirio Abbate, per ricostruire a fumetti la figura di Peppino, grazie alle testimonianze inedite degli amici e soprattutto del fratello Giovanni. Senza cadere nella tentazione di ricalcare il copione de “I cento passi”, il fumetto sembra costituire una ottima occasione per raggiungere un pubblico nuovo, composto per lo più da giovani che ancora non conoscono la storia raccontata nel film dal regista Marco Tullio Giordana

Un’ultima considerazione ci sembra doverosa anche se scomoda. Nonostante lo sforzo dei familiari e degli amici di esportare fuori da Cinisi la figura e il messaggio di Peppino Impastato, ancora oggi , dopo oltre trent’anni, sembra irrisolto il rapporto con il paese. Per quanti sono venuti da fuori è sembrato fin troppo evidente che la manifestazione si svolgesse quasi su un altro piano, senza un reale coinvolgimento dei compaesani di Impastato. E la troppa indifferenza è spesso e volentieri colpevole, anche e soprattutto in terra di mafia.

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A trentun anni dalla sua morte Peppino vive ancora

di Salvo Vitale – 11 maggio 2009

A Cinisi tre giorni di analisi e manifestazioni per ricordare l’anniversario della morte di Peppino Impastato.

Silenzio totale di tutta la stampa, ove si eccettui un breve servizio su La 7, un lungo servizio su Telejato e una coraggiosa iniziativa di Prima Radio, un’emittente libera di Partinico che, per un giorno, ha cambiato la sua programmazione chiamandosi Radio Aut e trasmettendo musiche del tempo e registrazioni della radio di Peppino. E tuttavia i trentuno anni trascorsi dall’assassinio di Peppino Impastato. Sono stati giorni intensi e ricchi di iniziative. A gestire il tutto è stato il Forum Sociale Antimafia, intestato a Felicia e a Peppino Impastato, composto da alcune associazioni che, dopo avere preparato il programma, nei giorni 8,9 e 10 maggio si sono ritrovate a Cinisi assieme a migliaia di giovani provenienti da ogni parte d’Italia, ma, in gran parte dalla Sicilia. Come al solito c’è stato un momento di riflessione e di analisi sul presente e un momento ludico-artistico, sulla base di quel binomio “Musica e Cultura” con cui Peppino aveva chiamato il suo circolo.

Il primo giorno (8 maggio) è stato dedicato ai problemi dell’ambiente con l’analisi dei giochi sotterranei che stanno sotto le scelte della costruzione degli inceneritori e delle centrali nucleari: in Sicilia i 4 inceneritori previsti da Cuffaro sono stati ridotti a tre, come ha rilevato il dott. Genchi, funzionario dell’ARTA , i quali, anche se fossero realizzati, prevedono costi di gestione e il consumo di energia per renderli funzionali, talmente alti da renderli antieconomici: a parte il fatto che l’inceneritore non elimina le discariche, sia per lo smaltimento delle ceneri, sia per lo scarico dei composti. Carlo Bommarito, coordinatore del forum, ha rilevato che in Sicilia è ancora sotto la soglia del 10% la raccolta differenziata dei rifiuti, la cui gestione, così come quella delle acque, è affidata agli ATO, enti privati a partecipazione comunale, i quali al momento hanno effettuato un forte aumento del costo delle bollette senza garantire l’efficienza del servizio, ma con una gestione economica cronicamente fallimentare . Il forum ha anche affrontato per bocca di Gino Sturniolo, della rete No-Ponte,il problema della promessa, ma difficilmente realizzabile costruzione del ponte sullo Stretto, mentre Alfonso Di Stefano si è occupato dei temi della militarizzazione del territorio, particolarmente della base americana di Sigonella. Di inquinamento, ecomafie e sui costi delle centrali nucleari e dei relativi problemi annessi di smaltimento delle scorie e di sicurezza ha parlato Vincenzo Miliucci, della Confederazione Nazionale dei Cobas.

La mattinata del 9-5 è stata dedicata all’analisi della situazione attuale sul tema della mafia e della lotta alla mafia. Il forum è stato reso particolarmente interessante dall’intervento di Franca Imbergamo, magistrato già P.M. al processo su Peppino: sono state messe in evidenza le difficoltà della magistratura nel portare avanti certe inchieste, sia per carenza di mezzi, sia per mancanza di volontà politica che per vuoti legislativi: per fare un esempio, nella procura di Caltanissetta manca il 50% dell’organico. Umberto Santino ha ripreso il tema della borghesia mafiosa, cioè del gruppo imprenditoriale, non solo siciliano, oggi per nulla intaccato nei suoi affari, dai successi conseguiti sull’ala militare dell’esercito mafioso. Pia Blandano, dirigente scolastica evidenziato la delicatezza e la necessità dell’educazione antimafia e ha fatto notare che l’individuazione della clandestinità come reato non esonera Il Preside-spia, dall’obbligo di denunciare i figli dell’immigrato clandestino. Si è passati poi alla presentazione di un libro_intervista di Giovanni Impastato dal titolo “Resistere a Mafiopoli” curato da Franco Vassia e pubblicato da Stampa Alternativa, , nel quale si passano in rassegna vari episodi della vita di suo fratello Peppino, e le successive vicende giudiziarie per avere giustizia. Il pittore Gaetano Porcasi, da tempo impegnato nella sua “pittura antimafia”, ha fatto omaggio a Casa-Memoria di una tela che riproduce l’immagine di Peppino e di sua madre e, per chiudere, Salvo Vitale ha presentato, assieme agli autori Marco Rizzo e Lello Bonaccorso un nuovo e delizioso libro a fumetti su Peppino Impastato edito da Stampa Alternativa. Nel pomeriggio un lungo corteo di oltre 5000 persone si è snodato dalla sede di Radio Aut a Terrasini, alla casa di Peppino a Cinisi, con un’impressionante partecipazione di giovani con striscioni e bandiere. C’erano anche, per la prima volta, gli stendardi di alcuni comuni e un gruppo di sindaci, quello di Cinisi, di Terrasini, di Prizzi, di Anzola dell’Emilia, di Marzabotto, di Ventimiglia di Sicilia. Una presenza istituzionale che alcuni Cobas con la puzzetta al naso hanno tentato di contestare. In serata piazza piena per il concerto dei Modena City Ramblers, preceduti dal cantautore del lavoro Fabrizio Varchetta. Anche qua qualche polemica determinata dal fatto che una esausta cantante, a nome di Libera, si è messa a dire che la politica è una cosa sporca e che è meglio dedicarsi a fare l’amore: la cosa ha fatto irritare alcuni militanti, i quali hanno espresso con fermezza che quella di Peppino è stata una scelta della politica come strumento per cambiare la società e che anche l’arte o l’amore sono elementi di una concezione politica della vita.

Nella mattinata del 10 si è svolto il Forum su lavoro e precarietà: Renato Franzitta (Cobas) ha fatto un escursus sulle sconfitte del sindacato a partire dal ’96 (pacchetto Treu, legge Dini, Legge Amato, Legge Biagi), per arrivare alle varie leggi che hanno annualmente aumentato il mondo della mobilità del lavoro e del precariato . Riccardo Faranda, sindacalista romano, si è occupato di legislazione e contratti di lavoro sul precariato come elementi di frammentazione del mondo dei lavoratori esposti anche alla difficoltà di sindacalizzazione e alla paura di esprimere il dissenso, pena la disoccupazione. Nuove strade possibili di lotta dal basso sono state accennate da Vincenzo Miliucci,che ha auspicato lo sviluppo di una democrazia fuori dalla gestione di partiti e sindacati. Nel pomeriggio i lavori sono continuati con un forum sul nuovo fascismo che sta caratterizzando questa fase della società italiana: Graziella Bertozzo, rappresentante di No-Vat, ha evidenziato le politiche di trasmissione dei meccanismi autoritari insite nell’educazione familiare e nella prospettiva religiosa che caratterizza il meccanismo educativo. Stefania Pellegrini, dell’Università di Bologna, si è occupata delle norme sui clandestini insite nel “pacchetto sicurezza”, individuando vari passaggi che lo rendono incostituzionale e che non applicano il principio della legge uguale per tutti: l’individuazione dei ceti deboli rispetto ai quali dimostrare la propria capacità d’intervento è tipica dei regimi fascisti, così come la scelta di non curarsi dei drammi umani di questa gente, rispedendoli nel luogo d’origine. Salvo Vitale, coordinatore del forum, ha allargato l’analisi sulla chiusura degli spazi di democrazia individuando il “peccato originale” nella scelta del sistema maggioritario, che cancella radicalmente le minoranze, per passare al premio di maggioranza, votato anche dalle sinistre che nel 1953 lo avevano definito legge-truffa , in nome di una falsa governabilità, per arrivare all’abolizione del voto di preferenza, con le liste bloccate e candidati scelti a tavolino e imposti, come succede nei peggiori regimi autoritari : a chiudere il cerchio gli sbarramenti elettorali decisi dai due partiti maggiori con la precisa intenzione di eliminare dal gioco politico le scomode minoranze, ridotte al silenzio. Così gli accordi tra maggioranza e opposizione passano attraverso uno scambio di presidenze di commissioni e di enti e una sorta di sotterraneo consociativismo con il quale chi governa ha interesse a sostenere l’esistenza di un’opposizione debole, per giustificare l’esistenza di una falsa democrazia ed esaltare la bontà delle sue scelte rispetto alla criminalizzazione delle proposte dell’avversario, mentre chi è all’opposizione accetta di farsi massacrare in cambio delle briciole utili alla sua sopravvivenza. Lo strumento più efficace di questa persistente campagna elettorale, alla ricerca esasperata del consenso politico, è dato naturalmente dall’occupazione militare di tutti gli spazi d’informazione e dall’amplificazione spesso disgustosa delle disavventure sia personali che politiche del “leader massimo”. In tal senso il “pacchetto di sicurezza”, la presenza dei militari nelle piazze, le ronde neofasciste, la legge sul divieto di scegliere, nei casi più drammatici il proprio diritto a morire, sembrano scorrere sulla stessa strada delle “leggi fascistissime” del 1925. Se una volta l’uso della violenza serviva all’eliminazione fisica del nemico, adesso c’è l’oscuramento , l’editto bulgaro dell’ostracismo mediatico: un politico cui non si da visibilità televisiva diventa inesistente, come la notizia che non viene resa nota. Il forum è stato chiuso con l’appello a un coordinamento tra le varie realtà antimafia e antifasciste e con l’invito ad organizzare nuove forme, non necessariamente clandestine, di Resistenza, sul modello della resistenza antifascista.

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1 Commento/i

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