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	<title>Onoratasocieta&#039;s Blog</title>
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	<description>Per una nuova resistenza</description>
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		<title>Il &#8220;papello&#8221; esiste</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Oct 2009 02:52:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Concetta Cice</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E adesso vorrei vedere cosa mai diranno, per giustificarsi, tutti quei professionisti "dell'insabbiamento" di fronte alle foto pubblicate dall'Espresso del papello, dopo le rivelazioni dei giorni scorsi. Non c'è mai stata una trattativa? Nessun papello? &#124; Pubblicato da Concetta Cice<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=onoratasocieta.wordpress.com&amp;blog=5789662&amp;post=924&amp;subd=onoratasocieta&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_926" class="wp-caption alignleft" style="width: 172px"><a rel="attachment wp-att-926" href="http://onoratasocieta.wordpress.com/2009/10/16/il-papello-esiste/papello-2/"><img class="size-medium wp-image-926" title="clicca per ingrandire" src="http://onoratasocieta.files.wordpress.com/2009/10/papello-2.jpg?w=162&#038;h=107" alt="(fonte: L'Espresso)" width="162" height="107" /></a><p class="wp-caption-text">(fonte: L&#39;Espresso)</p></div>
<div id="attachment_927" class="wp-caption alignleft" style="width: 154px"><a rel="attachment wp-att-927" href="http://onoratasocieta.wordpress.com/2009/10/16/il-papello-esiste/papello-3/"><img class="size-medium wp-image-927" title="clicca per ingrandire" src="http://onoratasocieta.files.wordpress.com/2009/10/papello-3.jpg?w=144&#038;h=108" alt="(fonte: L'Espresso)" width="144" height="108" /></a><p class="wp-caption-text">(fonte: L&#39;Espresso)</p></div>
<div id="attachment_925" class="wp-caption alignleft" style="width: 154px"><a rel="attachment wp-att-925" href="http://onoratasocieta.wordpress.com/2009/10/16/il-papello-esiste/papello-1/"><img class="size-medium wp-image-925" title="clicca per ingrandire" src="http://onoratasocieta.files.wordpress.com/2009/10/papello-1.jpg?w=144&#038;h=108" alt="(fonte: L'Espresso)" width="144" height="108" /></a><p class="wp-caption-text">(fonte: L&#39;Espresso)</p></div>
<p>E adesso vorrei vedere cosa mai diranno, per giustificarsi, tutti quei professionisti &#8220;dell&#8217;insabbiamento&#8221; di fronte alle foto pubblicate dall&#8217;<a href="http://espresso.repubblica.it/" target="_blank">Espresso</a> del papello, dopo le rivelazioni dei giorni scorsi. Non c&#8217;è mai stata una trattativa? Nessun papello?</p>
<p>Ormai i segnali positivi ci sono tutti. Claudio Martelli e Liliana Ferraro affermano che Borsellino sapeva ancor prima di morire della famosa e <span style="text-decoration:underline;">mai</span> fantomatica trattativa. Abbiamo le foto delle dodici richieste che Riina faceva a quei pezzi deviati dello stato, che Stato non erano.</p>
<p>E sarei curiosa di sapere come se la giocheranno adesso <a href="http://www.corriere.it/cronache/09_ottobre_09/mancino-mafia-stato-nessuna-trattativa_0bdec508-b4e0-11de-939a-00144f02aabc.shtml" target="_blank">Nicola Mancino</a> e <a href="http://unionesarda.ilsole24ore.com/Articoli/News/149318" target="_self">Virginio Rognoni</a> che hanno strenuamente e fino all&#8217;ultimo smentito l&#8217;esistenza di qualsiasi trattativa fra lo Stato e Cosa Nostra.</p>
<p><span style="color:#ffffff;">.</span></p>
<p style="text-align:center;">**********</p>
<h3><strong>A un passo dalla verità</strong></h3>
<p><em>di Silvia Cordella &#8211; 15 ottobre 2009 (fonte: <a href="http://www.antimafiaduemila.com" target="_blank">AntimafiaDuemila</a>)</em></p>
<div id="attachment_926" class="wp-caption alignleft" style="width: 176px"><a rel="attachment wp-att-926" href="http://onoratasocieta.wordpress.com/2009/10/16/il-papello-esiste/papello-2/"><img class="size-full wp-image-926" title="papello 2" src="http://onoratasocieta.files.wordpress.com/2009/10/papello-2.jpg?w=166&#038;h=110" alt="(fonte: L'Espresso)" width="166" height="110" /></a><p class="wp-caption-text">(fonte: L&#39;Espresso)</p></div>
<p><strong>Ecco uno dei documenti consegnati insieme al Papello</strong></p>
<p><em>Adesso che la prova Regina sulla trattativa è saltata fuori i magistrati di Palermo e Caltanissetta devono fare in fretta.</em></p>
<p>Bisogna battere il ferro finchè è caldo prima che a qualcuno possa venire in mente di imbalsamare nuovamente la memoria. Il papello esiste, la prova è stata esibita da Massimo Ciancimino. Ecco le 12 le richieste del capo di Cosa Nostra allo Stato: abolizione del reato di associazione mafiosa, la revisione del maxiprocesso (con l’intervento della corte dei diritti europei), la nascita di un partito del Sud, la riforma della giustizia all’americana e poi ancora la defiscalizzazione della benzina per la Sicilia, gli arresti domiciliari per gli imputati di mafia che hanno compiuto i settanta anni di età, niente censura per la posta destinata alle famiglie, abolizione del carcare duro previsto dal 41 bis. E sul papello vergato a mano, probabilmente dal medico Antonino Cinà, stretto consigliere di Riina, è stato trovato anche un vecchio post-it giallo sul quale Vito Ciancimino aveva scritto: “consegnato al colonnello dei carabinieri Mori dei Ros”.</p>
<p>Una frase che attesterebbe così la veridicità della trattativa intrapresa da Mori e De Donno con Riina attraverso la mediazione di Vito Ciancimino, per chiedere a Cosa Nostra la fine delle bombe e la resa dei latitanti. In cambio Riina aveva rappresentato le sue richieste. Una in particolare rimetterebbe in discussione la tesi adottata dal generale Mori che ha sempre spostato il suo primo contatto con l’ex sindaco di Palermo datandolo il 5 agosto 1992. Si tratta della richiesta sulla soppressione del decreto sul 41 bis. Un provvedimento che è stato convertito in legge solo nel mese di luglio, dopo la strage di via d’Amelio. Se nel papello consegnato al generale Mori era contenuta quella richiesta è evidente che la stessa consegna è avvenuta in data precedente all’approvazione della legge, quindi nel mese di giugno. Una prova che metterebbe finalmente a fuoco la data esatta della trattativa che Riina in quei roventi giorni d’estate intavolò con esponenti delle Istituzioni. Uomini per esempio come Rognoni e Mancino annotati all’inizio del foglio che però hanno sempre negato di aver mai e poi mai saputo di un dialogo tra lo Stato e la Mafia. Ora per le indagini si apre un nuovo capitolo. Chi poteva concedere a Riina simili agevolazioni? Da chi erano coperti Mori e De Donno? Il ritrovamento del “papello” inoltre fa quadrato con le dichiarazioni dell’on. Martelli che è stato interrogato proprio oggi dai magistrati di Caltanissetta, titolari dell’inchiesta riaperta sulla strage di via d’Amelio. E si lega alle dichiarazioni dell’ex direttore degli affari penali, la dott.ssa Liliana Ferraro, convocata urgentemente dai magistrati di Palermo e Caltanissetta dopo le rivelazioni ad Anno Zero. “E’ vero – ha detto ieri a margine di un interrogatorio di 4 ore -, incontrai Paolo Borsellino e gli parlai dei contatti tra il Ros di Mori e Vito Ciancimino, come riferitomi dagli stessi ufficiali. Ricordo di aver parlato di questo argomento, negli anni successivi, anche con il dott. Gabriele Chelazzi che indagava sulle stragi di Firenze, Roma e Milano”. “Intuiì che Borsellino sapesse della trattativa fra stato e boss per far cessare la stagione delle stragi  – ha detto invece l’ex ministro della Giustizia Martelli, precisando – me lo ha confermato di recente Liliana Ferraro”. “Avevo parlato in numerose interviste dei miei dubbi sulla formazione del governo Amato nel 1992 – ha continuato l’ex ministro socialista &#8211;  delle pressioni che subii per lasciare la Giustizia e andare alla Difesa, e della situazione di Vincenzo Scotti, che dovette lasciare gli Interni a Nicola Mancino&#8221;. Pressioni politiche, cambi di cariche, trasformazioni ministeriali. Era il fermento che tracciava il confine tra la prima e la seconda Repubblica. Nuovi assetti si andavano a formare mentre Cosa Nostra alzava il tiro delle richieste. Alcune, come aveva raccontato Massimo Ciancimino, ritenute improponibili dallo stesso don Vito che di fronte al generale Mori disse esplicitamente che non si sarebbe potuto proseguire oltre. Da qui poi le cose cambiarono. Riina da autore della trattativa ne divenne vittima. Considerato un personaggio scomodo e ormai ingombrante lo arrestarono l’anno dopo, mentre Provenzano prese in mano il testimone. E lì che don Vito si rese conto di essere stato scavalcato. La trattativa proseguì lo stesso, Zu Binnu lo avrebbe sostituito con Marcello Dell’Utri, il nuovo referente del nascente partito di Forza Italia. Don Vito  ormai vecchio e “bruciato” venne arrestato a fine del ’92. E lì che si chiuse la seconda fase della trattativa e si aprì la terza. Ma questa è una storia che arriva fino ai giorni nostri e che dev’essere ancora raccontata.</p>
<p><span style="color:#ffffff;">.</span></p>
<p><a href="http://www.wikio.it/vote?url=http://onoratasocieta.wordpress.com/2009/10/16/il-papello-esiste/" target="_tab"><img style="border:none;vertical-align:middle;" src="http://www.wikio.it/shared/img/vote/wikio5.gif" alt="" /></a></p>
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		<title>Barlumi nel buio</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Oct 2009 14:18:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Concetta Cice</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Giovedi 8 ottobre la puntata di Annozero, il programma di approfondimento di RaiDue, ha trattato lo spinoso argomento della strage di Via d'Amelio e di tutte quelle verità che ancora oggi, a distanza di 17 anni si celano dietro quella carneficina. &#124; Pubblicato da Concetta Cice<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=onoratasocieta.wordpress.com&amp;blog=5789662&amp;post=913&amp;subd=onoratasocieta&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><img src="http://www.corriere.it/speciali/stragedamelio/images/corsera-big.gif" alt="fonte: Corriere della Sera" width="300" height="405" /><p class="wp-caption-text">fonte: Corriere della Sera</p></div>
<p>Giovedi 8 ottobre la puntata di Annozero, il programma di approfondimento di RaiDue, ha trattato lo spinoso argomento della strage di Via d&#8217;Amelio e di tutte quelle verità che ancora oggi, a distanza di 17 anni si celano dietro quella carneficina.</p>
<p>Da quella puntata sono spuntati fuori un paio di inquietanti elementi, venuti alla luce dopo anni di inchieste e processi. La memoria di alcune persone a volte fa degli strani scherzi, e così per esempio dopo tanti anni Claudio Martelli (all&#8217;epoca ex ministro alla Giustizia), ricorda che Liliana Ferraro (allora direttore degli affari penali del Ministero ed amica di Giovanni Falcone) al trigesimo della morte di Falcone aveva avvisato il giudice Paolo Borsellino di una visita ricevuta dal capitano De Donno. In quella visita De Donno la avvertiva di aver preso contatti con l&#8217;ex sindaco di Palermo Vito Ciancimino e che lo stesso dava disponibilità per una trattativa fra Stato e mafia solo in cambio di una copertura politica.</p>
<p><span id="more-913"></span>Per queste rivelazioni oggi sia Martelli che Liliana Ferraro saranno ascoltati dai pm di Palermo che indagano sulle trattative fra Stato e Cosa Nostra.</p>
<p>Già sentita dai magistrati di Caltanissetta invece è la vedova Agnese Borsellino, presentatasi dinanzi ai procuratori spontaneamente per raccontare cosa accadde nelle 48 ore precedenti la strage di Via D&#8217;Amelio.</p>
<p><span style="color:#ffffff;">.</span></p>
<p style="text-align:center;"><span style="color:#333333;">**********</span></p>
<h3><strong>La vedova Borsellino ai pm: &#8220;Ecco tutti i sospetti di Paolo&#8221;</strong></h3>
<p><strong><em>di Attilio Bolzoni e Francesco Viviano (La Repubblica del 14 ottobre 2009)</em></strong></p>
<p><em>La moglie del giudice ai pm. I dubbi del magistrato a 48 ore dalla morte</em></p>
<p><em>Un testimone rivela: &#8220;Aveva sospetti su un generale dei carabinieri&#8221;</em></p>
<div class="wp-caption alignleft" style="width: 240px"><img src="http://www.repubblica.it/2009/07/sezioni/cronaca/mafia-9/vedova-borsellino/cron_16965528_12180.jpg" alt="fonte: La repubblica" width="230" height="197" /><p class="wp-caption-text">fonte: La Repubblica</p></div>
<p>HA PARLATO come non aveva fatto mai, dopo diciassette anni. Per dire tutto. Il suo interrogatorio è cominciato così: &#8220;Avevo paura, non tanto per me ma avevo paura per i miei figli e poi per i miei nipoti. Adesso però so che è arrivato il momento di riferire anche i particolari più piccoli o apparentemente insignificanti&#8221;. È la vedova che ricorda gli ultimi due giorni di vita di Paolo Borsellino. È la signora Agnese che spiega ai magistrati di Caltanissetta cosa accadde nelle 48 ore precedenti alla strage di via Mariano D&#8217;Amelio.</p>
<p>Il verbale di interrogatorio è di poco più di un mese fa, lei da una parte e i procuratori di Caltanissetta Sergio Lari e Domenico Gozzo dall&#8217;altra. Lei si è presentata spontaneamente per raccontare &#8220;quando Paolo tornò da Roma il 17 di luglio&#8221;. Il 17 luglio 1992, due giorni prima dell&#8217;autobomba. Paolo Borsellino è a Roma per interrogare il boss Gaspare Mutolo, un mafioso della Piana dei Colli che aveva deciso di pentirsi dopo l&#8217;uccisione di Giovanni Falcone. È venerdì pomeriggio, Borsellino lascia il boss e gli dà appuntamento per il lunedì successivo.</p>
<p>Quando atterra a Palermo non passa dal Tribunale ma va subito da sua moglie. &#8220;Mi chiese di stare soli, mi pregò di andare a fare una passeggiata sulla spiaggia di Villagrazia di Carini&#8221;, ricorda la signora Agnese. Per la prima volta in tanti anni il procuratore Borsellino non si fa scortare e si concede una lunga camminata abbracciando la moglie. Non parlava mai con lei del suo lavoro, ma quella volta Paolo Borsellino &#8220;aveva voglia di sfogarsi&#8221;. Racconta ancora la signora Agnese: &#8220;Dopo qualche minuto di silenzio, Paolo mi ha detto: &#8216;Sai Agnese, ho appena visto la mafia in faccia&#8230;&#8217;&#8221;. Un paio d&#8217;ore prima aveva raccolto le confessioni di Gaspare Mutolo. Su magistrati collusi, su superpoliziotti che erano spie, su avvocati e ingegneri e medici e commercialisti che erano al servizio dei padrini di Corleone. Non dice altro Paolo Borsellino. Informa soltanto la moglie che lunedì tornerà a Roma, &#8220;per interrogare ancora Mutolo&#8221;.</p>
<p>Il sabato passa tranquillamente, la domenica mattina &#8211; il 19 luglio, il giorno della strage &#8211; il telefono di casa Borsellino squilla. È sempre Agnese che ricorda: &#8220;Quel giorno, molto presto, mio marito ricevette una telefonata dell&#8217;allora procuratore capo di Palermo Pietro Giammanco. Mi disse che lo &#8220;autorizzava&#8221; a proseguire gli interrogatori con il pentito Mutolo che, per organizzazione interna all&#8217;ufficio, dovevano essere gestiti invece dal procuratore aggiunto Vittorio Aliquò&#8221;.</p>
<p>Lo sa bene Paolo Borsellino che sta per morire. E ai procuratori di Caltanissetta Agnese l&#8217;ha ribadito un&#8217;altra volta: &#8220;Paolo aveva appreso qualche giorno prima che Cosa Nostra voleva ucciderlo&#8221;.</p>
<p>Un&#8217;informazione che arrivava da alcune intercettazioni ambientali &#8220;in un carcere dov&#8217;erano rinchiusi dei mafiosi&#8221;. Una minaccia per lui e per altri due magistrati, Gioacchino Natoli e Francesco Lo Voi. Ricorda sempre la vedova: &#8220;Così un giorno Paolo chiamò i suoi due colleghi e disse loro di andare via da Palermo, di concedersi una vacanza. Li consigliò anche di andare in giro armati, con una pistola&#8221;. Gioacchino Natoli e Lo Voi gli danno ascolto, ma lui &#8211; Borsellino &#8211; rimane a Palermo. Sa che è condannato a morte. E ormai sa anche della &#8220;trattativa&#8221; che alcuni apparati dello Stato portano avanti con Riina e i suoi Corleonesi. Ufficiali dei carabinieri, quelli dei Ros, il colonnello Mario Mori &#8211; &#8220;l&#8217;anima&#8221; dei reparti speciali &#8211; e il fidato capitano Giuseppe De Donno. Probabilmente, questa è l&#8217;ipotesi dei procuratori di Caltanissetta e di Palermo, Paolo Borsellino muore proprio perché contrario a quella &#8220;trattativa&#8221;.</p>
<p>Nella nuova inchiesta sulle stragi siciliane e sui patti e i ricatti con i Corleonesi, ogni giorno scivolano nuovi nomi. L&#8217;ultimo è quello del generale Antonino Subranni, al tempo comandante dei Ros e superiore diretto di Mori. Un testimone ha rivelato ai procuratori di Caltanissetta una battuta di Borsellino: &#8220;L&#8217;ha fatta a me personalmente qualche giorno prima di essere ammazzato. Mi ha detto: &#8216;Il generale Subranni è punciutu&#8221; (cioè uomo di Cosa nostra ndr)&#8230;&#8217;&#8221;.</p>
<p>Un&#8217;affermazione forte ma detta nello stile di Paolo Borsellino, come battuta appunto. Cosa avesse voluto veramente dire il procuratore, lo scopriranno i magistrati di Caltanissetta. La frase è stata comunque messa a verbale. E il verbale è stato secretato.</p>
<p>Il nome del generale Subranni è affiorato anche nelle ultime rivelazioni di Massimo Ciancimino, il figlio di don Vito. Nella sua intervista a Sandro Ruotolo per Annozero (però questa parte non è andata in onda ma è stata acquisita dalla procura di Caltanissetta), Massimo Ciancimino sosteneva: &#8220;Mio padre per la sua natura corleonese non si è mai fidato dei carabinieri. E quando il colonello Mori e il capitano De Donno cercano di instaurare questo tipo di trattativa, è chiaro che a mio padre viene il dubbio: ma come fanno questi due soggetti che di fatto non sono riusciti nemmeno a fare il mio di processo (quello sugli appalti ndr) a offrire garanzie concrete?&#8230;&#8221;. E conclude Ciancimino: &#8220;In un primo momento gli viene detto che c&#8217;è il loro referente capo, il generale Subranni&#8230;&#8221;. È un&#8217;altra indagine nell&#8217;indagine sui misteri delle stragi siciliane.</p>
<p><span style="color:#ffffff;">.</span></p>
<p><a href="http://www.wikio.it/vote?url=http://onoratasocieta.wordpress.com/2009/10/14/barlumi-nel-buio/" target="_tab"><img style="border:none;vertical-align:middle;" src="http://www.wikio.it/shared/img/vote/wikio5.gif" alt="" /></a></p>
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			<media:title type="html">fonte: Corriere della Sera</media:title>
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			<media:title type="html">fonte: La repubblica</media:title>
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	</item>
		<item>
		<title>Berlusconi mafioso?</title>
		<link>http://onoratasocieta.wordpress.com/2009/10/09/berlusconi-mafioso/</link>
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		<pubDate>Fri, 09 Oct 2009 16:13:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Concetta Cice</dc:creator>
				<category><![CDATA[corruzione]]></category>
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		<category><![CDATA[strage di Via D'Amelio]]></category>
		<category><![CDATA[Tribunale di Caltanissetta]]></category>
		<category><![CDATA[Vittorio Mangano]]></category>
		<category><![CDATA[zona oscura]]></category>

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		<description><![CDATA[Berlusconi è colluso con la mafia come si vuol far credere?
Già a suo tempo Luttazzi e Travaglio furono denunciati per aver accusato il Premier di codeste collusioni. Ma a quanto pare furono poi assolti poichè quanto affermato da loro rispondeva a verità. &#124; Pubblicato da Concetta Cice<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=onoratasocieta.wordpress.com&amp;blog=5789662&amp;post=894&amp;subd=onoratasocieta&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong><span style="text-decoration:underline;">Berlusconi è colluso con la mafia come si vuol far credere?</span></strong></em></p>
<p>Già a suo tempo Luttazzi e Travaglio furono denunciati per aver accusato il Premier di codeste collusioni. Ma a quanto pare furono poi assolti poichè quanto affermato da loro rispondeva a verità.</p>
<p><a rel="attachment wp-att-893" href="http://onoratasocieta.wordpress.com/2009/10/09/berlusconi-mafioso/nano-mafioso/"><img class="alignleft size-full wp-image-893" title="Decreto archiviazione Caltanissetta" src="http://onoratasocieta.files.wordpress.com/2009/10/nano-mafioso.png?w=460&#038;h=741" alt="Decreto archiviazione Caltanissetta" width="460" height="741" /></a></p>
<ul>
<li><a href="http://www.societacivile.it/memoria/articoli_memoria/archiviazione.pdf">scarica</a> il l’ordinanza di archiviazione del Gip di Caltanissetta per le stragi Falcone e Borsellino nei confronti degli indagati Silvio Berlusconi (”Alfa”) e Marcello Dell’Utri (“Beta”)  &#8211; (03 maggio 2002)</li>
<li><a href="http://onoratasocieta.wordpress.com/documenti/libri/marcello-silvio-e-la-mafia/">scarica</a> il libro &#8220;Marcello, Silvio e la mafia&#8221; di Federico Elmetti, che analizza la condanna di Marcello Dell&#8217;Utri a nove anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa (11 dicembre 2004 &#8211; II Sezione Penale del Tribunale di Palermo)</li>
</ul>
<p><span style="color:#ffffff;">.</span></p>
<p><a href="http://www.wikio.it/vote?url=http://onoratasocieta.wordpress.com/2009/10/09/berlusconi-mafioso/" target="_tab"><img style="border:none;vertical-align:middle;" src="http://www.wikio.it/shared/img/vote/wikio5.gif" alt="" /></a></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/onoratasocieta.wordpress.com/894/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/onoratasocieta.wordpress.com/894/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/onoratasocieta.wordpress.com/894/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/onoratasocieta.wordpress.com/894/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/onoratasocieta.wordpress.com/894/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/onoratasocieta.wordpress.com/894/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/onoratasocieta.wordpress.com/894/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/onoratasocieta.wordpress.com/894/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/onoratasocieta.wordpress.com/894/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/onoratasocieta.wordpress.com/894/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/onoratasocieta.wordpress.com/894/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/onoratasocieta.wordpress.com/894/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/onoratasocieta.wordpress.com/894/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/onoratasocieta.wordpress.com/894/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=onoratasocieta.wordpress.com&amp;blog=5789662&amp;post=894&amp;subd=onoratasocieta&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">Decreto archiviazione Caltanissetta</media:title>
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	</item>
		<item>
		<title>Piera Aiello rivendica il suo diritto a Vivere</title>
		<link>http://onoratasocieta.wordpress.com/2009/10/05/piera-aiello-rivendica-il-suo-diritto-a-vivere/</link>
		<comments>http://onoratasocieta.wordpress.com/2009/10/05/piera-aiello-rivendica-il-suo-diritto-a-vivere/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 05 Oct 2009 15:03:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Concetta Cice</dc:creator>
				<category><![CDATA[antimafia]]></category>
		<category><![CDATA[eventi]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
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		<description><![CDATA[Ricevo e pubblico integralmente: ASSOCIAZIONE ANTIMAFIE &#8220;RITA ATRIA&#8221; OGGETTO: Comunicato stampa: Piera Aiello, testimone di giustizia, torna a Partanna (TP) dopo 18 anni per rivendicare il suo diritto a Vivere Tornata nella sua casa di Partanna (TP), Piera Aiello, testimone di giustizia dal 1991, per constatare il suo effettivo status di “ex testimone”, come da [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=onoratasocieta.wordpress.com&amp;blog=5789662&amp;post=847&amp;subd=onoratasocieta&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { size: 21cm 29.7cm; margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } 		H4 { margin-bottom: 0.21cm } 		H1 { margin-bottom: 0.21cm } 		H1.western { font-family: "Nimbus Roman No9 L", serif } 		H1.cjk { font-family: "DejaVuSans" } 		H1.ctl { font-family: "Tahoma" } -->Ricevo e pubblico integralmente:</p>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify">
<p style="margin-bottom:0;" align="justify"><span style="font-family:Times,serif;"><span style="font-size:small;"><strong>ASSOCIAZIONE ANTIMAFIE &#8220;RITA ATRIA&#8221;</strong></span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify">
<p style="margin-bottom:0;" align="justify">
<p style="margin-bottom:0;" align="justify"><span style="font-family:Times,serif;"><span style="font-size:small;"><strong>OGGETTO:</strong> Comunicato stampa: <span style="text-decoration:underline;">Piera Aiello, testimone di giustizia, torna a Partanna (TP) dopo 18 anni per rivendicare il suo diritto a Vivere</span></span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify">
<p style="margin-bottom:0;" align="justify"><span style="font-family:Times,serif;"><span style="font-size:small;">Tornata nella sua casa di Partanna (TP), Piera Aiello, testimone di giustizia dal 1991, per constatare il suo effettivo status di “ex testimone”, come da comunicazioni (e senza motivazione) del Servizio centrale di protezione, che ha demandato alla Prefettura della località segreta i problemi legati alla sicurezza in base a motivazioni contenute nel documento “stralcio del verbale di riunione del 15 aprile 2009” recapitato alla Aiello (i cui dettagli renderemo noti durante la conferenza stampa).</span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify"><span style="font-family:Times,serif;"><span style="font-size:small;">La Prefettura competente, da parte sua, ritarda ancora ad ottemperare alle misure concordate con Piera Aiello già nel maggio scorso (teniamo a sottolineare che il 2 aprile Piera Aiello aveva appreso che la sua copertura è stata vanificata per cause ad oggi ancora oggetto di indagine e sulle quali non desideriamo soffermarci, nel pieno rispetto della serenità di giudizio delle istituzioni competenti).</span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify"><span style="font-family:Times,serif;"><span style="font-size:small;"><span id="more-847"></span>Ricordiamo inoltre che l&#8217;art.16-ter della L 45/2001 prevede che le misure di protezione siano mantenute fino alla effettiva cessazione del rischio, cessazione della quale la diretta interessata non ha ricevuto alcuna comunicazione, nemmeno dopo le ripetute richieste rivolte al Servizio centrale di protezione, che fa capo al ministero degli Interni. Da qui la sua decisione di chiedere un sereno colloquio con le procure siciliane che si sono avvalse delle sue testimonianze per avere chiarezza sulla condizione di pericolo in cui attualmente versano lei e la sua famiglia.</span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify"><span style="font-family:Times,serif;"><span style="font-size:small;">Ci riserviamo inoltre di discutere nell’ambito di “Contromafie”, organizzato da “Libera” a Roma il 23/24/25 ottobre, le politiche da intraprendere insieme ad altre associazioni affinché siano accolte le proposte di modifica alla legge già presentate ad alcuni parlamentari al forum (organizzato dall’Associazione Antimafie “Rita Atria”) sui testimoni di giustizia tenutosi a Roma il 26 luglio scorso, durante la giornata in memoria di Rita Atria.</span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify"><span style="font-family:Times,serif;"><span style="font-size:small;"><strong>Martedì 6 ottobre alle 11.30 a Partanna (TP), in via Crispi 199</strong>, si terrà una conferenza stampa in presenza di <strong>Piera Aiello, di don Luigi Ciotti.</strong> </span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify"><span style="font-family:Times,serif;"><span style="font-size:small;">Per motivi legati alla sicurezza di Piera Aiello è necessario accreditarsi inviando una email all&#8217;indirizzo <a href="mailto:info@ritaatria.it" target="_blank">info@ritaatria.it</a> (per informazioni tel 347.262.27.46).</span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify">
<p style="margin-bottom:0;" align="center"><span style="font-family:Times,serif;"><span style="font-size:small;">*****</span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify">
<h4 style="margin-top:0;margin-bottom:0;"><span style="font-family:Times,serif;"><span style="font-size:small;"><span style="text-decoration:underline;">Documento Piera Aiello</span></span></span></h4>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify">
<p style="margin-bottom:0;" align="justify"><span style="font-family:Times,serif;"><span style="font-size:small;">Io sottoscritta Piera Aiello nata a Partanna il 02-07-1967 Testimone di giustizia dal 1991 e residente in località protetta, scrivo e intendo rendere pubblico questo documento dopo 18 anni di <strong>non vita</strong>, grazie ad uomini di Stato preposti a garantire la mia sicurezza – come quella di altri <strong>Testimoni di Giustizia</strong> – e che invece si sono dimostrati <strong>ASSENTI </strong>e peggio <strong>INDIFFERENTI</strong> alle nostre condizioni di vita ed alle condizioni di pericolo cui eravamo esposti.</span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify"><span style="font-family:Times,serif;"><span style="font-size:small;">Sono persone che hanno dimostrato purtroppo un assoluto senso di <strong>superficialità</strong> per quanto riguarda la questione delicatissima dei <strong>Testimoni di Giustizia</strong>, invece di dimostrare  quella attenzione e quell’attento accompagnamento dei “<strong>Testimoni di Giustizia</strong>” che lo Stato ha progressivamente imparato ad assumere come compito e tradurre nello spirito e nel dettato delle specifiche Leggi promulgate, ma di cui costoro sembra non abbiano mai avuto conoscenza o comprensione.</span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify"><span style="font-family:Times,serif;"><span style="font-size:small;">Pertanto ho deciso di elencare e rendere pubblica questa situazione attraverso la narrazione di una piccolissima parte della mia vicenda umana che attesta il poco tatto con cui io, e sicuramente molti altri <strong>Testimoni di giustizia</strong> come me, veniamo trattati fino ad oggi da funzionari e rappresentanti istituzionali che avrebbero invece il compito di essere delicati e quantomeno premurosi e solerti nell’affrontare i nostri problemi, e che invece dimostrano la volontà di lasciare irrisolte le questioni, spesso vitali, poste dal <strong>Testimone</strong>, o di costruire percorsi limpidi per una fuoriuscita dal Programma di Protezione ed un ritorno a nuova vita in modo dignitoso, dopo il lungo periodo di tribolazioni e peregrinazioni nelle aule dei vari tribunali.</span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify"><span style="font-family:Times,serif;"><span style="font-size:small;">La mia storia è forse risaputa, in quanto ampiamente riportata dai mass media, ma sento necessario – per dare un ordine ed una ragione comprensibile alla conclusione verso cui sono orientata – raccontarne qualche breve tratto ben sapendo che non è possibile rappresentare in poco spazio tutta la drammaticità quotidiana della vicenda che ho scelto di vivere per contrastare la criminalità mafiosa, vicenda che è stata aggravata proprio da una inattesa insensibilità istituzionale da parte di chi  avrebbe dovuto accompagnarmi in questa scelta di vita dura e difficile. </span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify"><span style="font-family:Times,serif;"><span style="font-size:small;">Divenni <strong>Testimone di Giustizia</strong> nel 1991 a seguito di avvenimenti criminali rivelati in deposizioni rese davanti al Giudice Paolo Borsellino ed allo stuolo di Sostituti Procuratori che con lui collaboravano. Venni messa sotto regime di protezione immediatamente. Subito dopo la mia decisione, mia cognata Rita Atria volle condividere la medesima scelta di <strong>Testimone di Giustizia</strong>.</span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify"><span style="font-family:Times,serif;"><span style="font-size:small;">Quando ho preso la decisione di testimoniare vigeva l’istituto dell’Alto Commissario, solo successivamente vi sarebbe stato l’avvento del Servizio Centrale di Protezione.</span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify"><span style="font-family:Times,serif;"><span style="font-size:small;">Già a quei tempi, in regime di Alto Commissario, si registrava una profonda confusione di compiti, ruoli e modalità di intervento, in quanto i funzionari non sapevano bene come gestire il fenomeno dei <strong>Testimoni di Giustizia</strong> e facevano molta fatica a distinguere tra questi ultimi ed i <strong>collaboratori di Giustizia</strong>, cioè coloro che – a differenza dei <strong>Testimoni</strong>, i quali non avevano mai colluso con i crimini ed i criminali di cui riferivano vicende e comportamenti – si erano dissociati per le più varie ragioni dai crimini e dai criminali con cui avevano precedentemente collaborato direttamente ed attivamente.</span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify"><span style="font-family:Times,serif;"><span style="font-size:small;">L’unica cosa che posso dire con certezza è che quando era in vita Paolo Borsellino le varie mancanze e difficoltà venivano sempre risolte tempestivamente e grazie a suoi diretti interventi, mentre dopo la sua morte le cose precipitarono.</span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify"><span style="font-family:Times,serif;"><span style="font-size:small;">Già dopo pochi giorni dall’omicidio del Giudice, si verificò infatti una vicenda sconcertante. Vennero cioè a trovarci (me e mia cognata Rita) due funzionari che ci dissero: “Dalla morte del Giudice, molti collaboratori  si stanno tirando indietro. Voi cosa volete fare?”. Allora ci chiamavamo tutti collaboratori, senza distinzione, perché non c’era ancora una legge che differenziasse i due status, ma non credevo che per differenziare un criminale da una persona onesta nella coscienza dei funzionari occorresse un testo di legge, credevo piuttosto che bastasse solo la Verità delle cose. (La legge arriva, ma solo nel febbraio del 2001).</span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify"><span style="font-family:Times,serif;"><span style="font-size:small;">Quella domanda mi ha fatto capire che non avrei più avuto il conforto dello Stato rappresentato da Paolo Borsellino, ma avrei bensì convissuto con l’improvvisazione. Rimasi allibita, risposi con l’unica cosa che potevo dire, e cioè che “se prima avevo un motivo per andare avanti, adesso ne avevo mille”. Mia cognata Rita non rispose. Lei era convinta che la mafia l’avrebbe trovata e uccisa. Aveva ragione Rita: con la morte di Paolo Borsellino era finito tutto, non saremmo più state protette allo stesso modo, e sbagliano coloro che citano Rita solo come vittima della mafia. Rita è vittima dell’indifferenza di funzionari incapaci a capire la differenza tra una pratica ed un essere umano. Come dimenticare l’intervista di Ambra Somaschini (29 luglio 1992 su repubblica) all’allora prefetto di Roma. Alla domanda: “Rita Atria soffriva di depressioni e il settimo piano di quel palazzo anonimo, la solitudine, forse ne hanno provocate altre…”, il prefetto rispose: “Pagavamo 950 mila lire al mese per quell’appartamento. Abbiamo fatto il possibile”.  Pagavano 950 mila lire da meno di una settimana (perché Rita ebbe quella casa dopo la morte di Paolo Borsellino), ma non è questo il problema: la risposta doveva essere diversa perché la giornalista parlava di “essere accanto umanamente ”, di un supporto psicologico, per far sentire che dopo Paolo Borsellino lo Stato c’era, e invece … “Pagavamo 950 mila lire”.   Umanità misurata col metro dei soldi.</span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify"><span style="font-family:Times,serif;"><span style="font-size:small;">Come dimenticare poi le differenze che venivano fatte tra me e Rita: a me avevano dato un alloggio bellissimo, con tutti i comfort, ma a Rita diedero un appartamentino lugubre. Ci davano un contributo mensile talmente irrisorio che a stento riuscivamo a sbarcare il lunario.</span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify"><span style="font-family:Times,serif;"><span style="font-size:small;">Ritengo importante sottolineare questo aspetto per far capire che noi <strong>Testimoni di Giustizia</strong> non veniamo trattati tutti alla stessa stregua. Ci sono testimoni di seri “A” e testimoni di serie “Z”.</span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify"><span style="font-family:Times,serif;"><span style="font-size:small;">Dopo la morte di Rita, chiesi di trasferirmi in un convento, stanca di vedere  quei  funzionari con cui dovevo relazionarmi e che pretendevano di “gestirmi” a modo loro senza alcuna mia partecipazione al disegno ed alla costruzione del mio futuro. Avrei voluto restare fuori dal mondo, ma dopo un paio di anni decisi che la vita monacale non faceva per me, soprattutto per la presenza della mia bambina. Mia figlia era ormai in età scolare, e dunque decisi di trovarmi un appartamento in un qualche paese ed a mie spese mi trasferii nella mia “nuova residenza”.</span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify"><span style="font-family:Times,serif;"><span style="font-size:small;">Chiesi ai funzionari preposti a dare soluzione ai problemi della mia esistenza quotidiana di collaborare per iscrivere la mia bambina a scuola, ma nulla mi venne risposto. Decisi di andare personalmente dal direttore didattico del posto, sperando che fosse un onesto padre di famiglia e non un delinquente. Trovai una persona di coraggio e carica di passione civile: gli dissi chi ero, che non avevo documenti, ma rivendicavo che mia figlia potesse godere del suo inalienabile diritto allo studio.</span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify"><span style="font-family:Times,serif;"><span style="font-size:small;">E fu dunque solo grazie a me e a quel direttore, che mia figlia poté entrare a scuola, sotto false generalità. Quando la bambina frequentava ormai la terza elementare, durante un colloquio presso il Servizio Centrale di Protezione (di fronte a testimoni) una funzionaria del servizio centrale mi chiese quanti anni avesse mia figlia e se andasse a scuola. Le risposi che mia figlia aveva otto anni e che frequentava la terza elementare e che loro avrebbero dovuto saperlo senza chiedermelo!</span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify"><span style="font-family:Times,serif;"><span style="font-size:small;">Non solo il danno, dunque, ma anche la beffa di un ipocrita e tardivo interessamento per una situazione che io avevo tempestivamente segnalato e che era rimasta dormiente per oltre tre anni!</span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify"><span style="font-family:Times,serif;"><span style="font-size:small;">Negli anni successivi, dopo aver conseguito due diplomi, sempre a mie spese, e grazie all’aiuto di persone estranee a quegli uffici istituzionali, chiesi di fuoriuscire economicamente dal programma: volevo tornare libera, volevo lavorare, volevo tornare a vivere!</span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify"><span style="font-family:Times,serif;"><span style="font-size:small;">Mi venne concesso quel “privilegio” dopo dure ed impari lotte, perché nel frattempo non mi venivano attribuite le nuove generalità. Quei documenti rappresentavano per me l’unica possibilità di costruire il mio futuro e tuttavia mi venivano negati. Comunque ci riuscii grazie anche all’intervento di persone che mi stimano e mi vogliono bene e che mi hanno salvato la vita, perché la solitudine mi aveva spinto alle stesse conclusioni di mia cognata Rita.</span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify"><span style="font-family:Times,serif;"><span style="font-size:small;">Venni “liquidata” con una cifra che considero irrisoria, ma a me non importava. Anche se pochi, quei soldi mi consentivano di realizzarmi nel lavoro, mi consentivano di ritornare a nuova vita. E poi c’erano le nuove generalità che mi permettevano di andare a votare dopo 7 anni, di non chiedere in prestito il codice fiscale di un’amica fidata, di uscire e non aver paura di esibire il documento, di portare mia figlia all’ospedale e di scegliere il medico e tutte quelle cose che fanno di un essere umano un cittadino.</span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify"><span style="font-family:Times,serif;"><span style="font-size:small;">Dopo la “capitalizzazione” (la chiamano così la liquidazione) attorno a me è caduto il silenzio istituzionale più assoluto. Nessuno, dico nessuno, si è mai chiesto come io abbia utilizzato tali soldi, se ero riuscita a realizzarmi, nulla, neanche una telefonata per dire: “signora va tutto bene? È viva?”. Il nulla. Eppure mi avevano detto che c’era un funzionario del ministero del Lavoro che mi avrebbe potuto aiutare nel reinserimento lavorativo.</span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify"><span style="font-family:Times,serif;"><span style="font-size:small;">Sapevo che in quegli uffici noi siamo pratiche, ne avevo avuto ampiamente la prova e la stessa storia continuava a ripetersi. Non potevo neppure telefonare per parlare con i funzionari. Addirittura una volta venni insultata perché telefonando avevo chiesto di parlare con il direttore del Servizio Centrale. Mi rispose un funzionario, ammonendomi di non chiamare più!</span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify"><span style="font-family:Times,serif;"><span style="font-size:small;">Insomma quello Stato che mi era stato proposto come la mia nuova famiglia in realtà si è trasformato nella mia peggiore prigione, con relativi aguzzini, forse per “<strong>gratitudine della mia attiva testimonianza contro il crimine organizzato</strong>”.</span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify"><span style="font-family:Times,serif;"><span style="font-size:small;">Ho anche prodotto tutta la documentazione prevista dalla Legge e necessaria perché lo Stato acquistasse la mia casa in Sicilia e mi consentisse di ottenere nella mia nuova residenza beni di “pari consistenza” o comunque qualcosa di dignitoso che si potesse chiamare casa. Lo Stato ha rifiutato di accogliere le mie richieste (offrendomi una cifra offensiva e umiliante per una casa costruita con sacrificio e anni di immigrazione in Venezuela di mio padre) e la vicenda si è risolta nella necessità di avviare una azione giudiziaria con un ricorso davanti al TAR contro quello Stato che mi doveva tutelare per promessa e per Legge! Ricorso che ancora ad oggi deve essere discusso!</span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify"><span style="font-family:Times,serif;"><span style="font-size:small;">Avevo chiesto altre cose che mi spettano di diritto, che non vado qui ad elencare (sempre disponibile a farlo con chiunque nutrisse dubbi sulla mia onestà intellettuale), ma com’è sempre accaduto quando sono andata negli uffici istituzionali, ho trovato apparente disponibilità ed avvertito una “falsa” cortesia, ma nessuna volontà di risposte concrete e tempestive. Così è stato ad esempio per una richiesta fatta a febbraio 2009 e per la quale ancora oggi (settembre 2009)  sono in attesa di una qualsivoglia risposta, foss’anche un rifiuto. Non so e non mi è dato sapere se sono state approvate le mie proposte e richieste. Mi chiedo come sia possibile affidare oltre a simili persone la propria vita! Mi chiedo come faccia una istituzione ad ignorare critiche pesanti e denunce fondate contenute nella relazione sui Testimoni di Giustizia della precedente commissione antimafia… Nella nuova commissione hanno ritenuto il problema talmente superfluo o superato che hanno pensato di non istituire una commissione sull’argomento. Non si sono posti neanche il problema se le indicazioni contenute in quella relazione fossero state in qualche modo portate avanti.</span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify"><span style="font-family:Times,serif;"><span style="font-size:small;">Ho avuto un grave problema di sicurezza determinato da un episodio oggi oggetto di accertamento (nonostante tutto confido sempre sul fatto che vinca il primato della Verità e della Giustizia su altri primati meno nobili) che ha fatto saltare la mia copertura. Questo significa che la mafia conosce il mio attuale nome e dove mi trovo. </span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify"><span style="font-family:Times,serif;"><span style="font-size:small;">In seguito a quello che per me e per la mia famiglia è un vero e proprio dramma, a maggio sono stata convocata in Prefettura, dove mi sono state fatte promesse di videosorveglianza. Ho saputo da fonte certa che alcuni dei funzionari del Servizio Centrale di Protezione  sostengono che quei dispositivi di videosorveglianza sarebbero stati già montati (per l’esattezza l’affermazione è stata: “la signora è coperta da videosorveglianza”), cosa assolutamente falsa se riferita alla mia personale situazione. Dunque costoro parlano senza cognizione di causa di cose che non conoscono o che preferiscono ignorare. </span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify"><span style="font-family:Times,serif;"><span style="font-size:small;">Da tutto questo la mia profonda inquietudine: persone e funzionari istituzionali che dovrebbero occuparsi di una situazione di rischio e delle relative azioni di garanzia della sicurezza, mettono invece a rischio deliberatamente con la loro inefficienza le vite umane che sono state affidate all’esercizio dei loro poteri.</span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify"><span style="font-family:Times,serif;"><span style="font-size:small;">Questi signori nei recenti documenti che mi notificano scrivono che sono solo “<strong>un’ex testimone</strong>” e che della mia sicurezza se ne deve occupare la Prefettura della località segreta. Io posso serenamente sostenere che anche questa è una affermazione falsa o comunque infondata, perché io sono fuoriuscita sì dal programma, ma solo economicamente: ogni qual volta mi devo recare in luoghi a rischio, sono ancora tenuta a comunicarlo al NOP che lo notifica al Servizio Centrale di Protezione, e di conseguenza debbo essere accompagnata da uomini di scorta. Presumo dunque che ciò avvenga perché sono sempre e comunque una persona a rischio di aggressione, quindi soggetta ad essere scortata. Mentre la mafia sanziona che <strong>i suoi nemici</strong> sono <strong>nemici per sempre</strong>, lo Stato di Diritto afferma che i <strong>Suoi Testimoni</strong> divengono ad un tratto <strong>ex testimoni</strong> e dunque possono essere lasciati in balìa della propria sorte, decisa dai criminali denunciati. Ovviamente nessuno ti notifica che non sei più a rischio e che la mafia (anche quella uscita di galera) ha dimenticato. Nessuno si prende la responsabilità di dirlo apertamente, così magari per aver la certezza che la mia copertura è saltata a causa di due stolti uomini dello Stato forse vogliono il cadavere: “tutto è da verificare”. Qualcuno è arrivato a dire che la mia condizione di presidente di una associazione antimafia mi avrebbe esposta. Ovviamente non hanno dimostrato come. Eppure era stato proprio un sottosegretario a dirmi che la mia storia era talmente importante che bisognava che io andassi nelle scuole. Io nelle scuole ci vado, ma da sola, e cioè senza sponsor politici.</span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify"><span style="font-family:Times,serif;"><span style="font-size:small;">Adesso a distanza di diciotto anni da quella scelta che ha segnato la mia vita e che non rinnego, dico basta. <strong>Ritorno in Sicilia, visto che sono una ex testimone, ritorno a casa mia, dove nessuno può cacciarmi, ritorno alla mia identità che nessuno ha diritto di cancellare</strong>. Ritorno tra i ragazzi per rivendicare il diritto alla Vita. Non torno per morire ma per lottare. </span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify"><span style="font-family:Times,serif;"><span style="font-size:small;">Preferisco passare gli ultimi giorni  della mia vita (per quanti essi potranno essere) nella mia Sicilia, in mezzo ai mie affetti, che mi sono stati strappati 18 anni fa. Ma desidero farlo rendendo pubbliche le ragioni della mia decisione.</span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify"><span style="font-family:Times,serif;"><span style="font-size:small;">Prendo tale decisione con serenità e con consapevolezza. Per proteggere la mia nuova famiglia, per far sapere all’opinione pubblica l’inefficienza di persone e funzionari istituzionali che hanno l’ardire di gestire con assoluta incompetenza e totale disinteressamento situazioni delicatissime che a dir poco sono sfuggite loro di mano.</span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify"><span style="font-family:Times,serif;"><span style="font-size:small;">Aggiungo inoltre che intendo che la difesa dei miei diritti è azione imprescindibile per continuare ad andare nelle scuole e parlare della cultura della testimonianza. Qualche anno fa ho ricevuto una lettera da una bambina di 12 anni del mio paese: “tu vivi esiliata, Rita Atria è morta, ci state chiedendo di diventare eroi?”.  Rispondano i funzionari dello Stato a questa domanda. Io ho deciso di dimostrare alla mia Terra che dobbiamo pretendere protezione e allontanare i mafiosi dalle città, e non i cittadini onesti.</span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify"><span style="font-family:Times,serif;"><span style="font-size:small;">Per tali inadempienze, per porre fine alla mia prigionia, per porre fine a vivere una vita non vita</span></span></p>
<h1 style="margin-bottom:.11cm;"><span style="font-family:Times,serif;"><span style="font-size:small;">Chiedo</span></span></h1>
<ol>
<li>
<p style="margin-bottom:0;"><span style="font-family:Times,serif;"><span style="font-size:small;"><span style="text-decoration:underline;"><strong>L’annullamento 	dello status di ex testimone di giustizia come da notifiche del 	Servizio centrale di protezione</strong></span> in netta contraddizione con 	<em><strong>l&#8217;art.16-ter della L 45/2001</strong></em> che prevede che le misure 	di protezione siano mantenute fino alla effettiva cessazione del 	rischio. In tal senso se viene mantenuto lo status di ex testimone 	chiedo che organi competenti mi notifichino lo scampato pericolo 	così come mi hanno notificato il mio esilio. Ricordo che fino 	al mese di luglio c.a. mi sono recata in Sicilia con tre uomini di 	scorta più due di supporto sul territorio, per un totale di 	cinque uomini di scorta. Se fosse intervenuta la cessazione del 	rischio evidentemente non avrei avuto bisogno di questi uomini. </span></span></p>
</li>
<li>
<p style="margin-bottom:0;"><span style="font-family:Times,serif;"><span style="font-size:small;">L’acquisizione 	dei miei beni. Anche in questo caso interviene l’art 16 ter della 	L 45/2001: &#8220;se lo speciale programma di protezione include il 	definitivo trasferimento in altra località, il testimone di 	giustizia ha diritto ad ottenere l’acquisizione dei beni immobili 	dei quali è proprietario al patrimonio dello Stato, dietro 	corresponsione dell’equivalente in denaro a prezzo di mercato&#8221;. </span></span></p>
</li>
<li>
<p style="margin-bottom:0;"><span style="font-family:Times,serif;"><span style="font-size:small;">La 	concessione del mutuo che avevo chiesto e che da mesi mi si dice 	essermi stato concesso, mentre invece le mie pratiche rimbalzano tra 	la banca e il ministero degli Interni in un palese stato di 	incomprensione. Inutile dire che il mutuo l’avevo chiesto per uno 	stato di bisogno che solo grazie ad interventi privati sto cercando 	di tamponare. Per lo Stato sarei già caduta in miseria. </span></span></p>
</li>
<li><span style="font-family:Times,serif;"><span style="font-size:small;">Il diritto a vivere 	insieme alla mia famiglia in maniera dignitosa. </span></span></li>
</ol>
<p><span style="color:#ffffff;"><span style="font-family:Times,serif;"><span style="font-size:small;">.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family:Times,serif;"><span style="font-size:small;"><a href="http://www.wikio.it/vote?url=http://onoratasocieta.wordpress.com/2009/10/05/piera-aiello-rivendica-il-suo-diritto-a-vivere" target="_tab"><img style="border:none;vertical-align:middle;" src="http://www.wikio.it/shared/img/vote/wikio5.gif" alt="" /></a></span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;">
<p><span style="font-family:Arial;font-size:x-small;"> </span></p>
<p><span style="font-family:'Times New Roman',serif;font-size:12pt;"> </span></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/onoratasocieta.wordpress.com/847/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/onoratasocieta.wordpress.com/847/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/onoratasocieta.wordpress.com/847/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/onoratasocieta.wordpress.com/847/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/onoratasocieta.wordpress.com/847/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/onoratasocieta.wordpress.com/847/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/onoratasocieta.wordpress.com/847/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/onoratasocieta.wordpress.com/847/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/onoratasocieta.wordpress.com/847/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/onoratasocieta.wordpress.com/847/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/onoratasocieta.wordpress.com/847/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/onoratasocieta.wordpress.com/847/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/onoratasocieta.wordpress.com/847/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/onoratasocieta.wordpress.com/847/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=onoratasocieta.wordpress.com&amp;blog=5789662&amp;post=847&amp;subd=onoratasocieta&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Il 26 settembre tutti a Roma</title>
		<link>http://onoratasocieta.wordpress.com/2009/09/23/il-26-settembre-tutti-a-roma/</link>
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		<pubDate>Wed, 23 Sep 2009 10:56:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Concetta Cice</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A partire dal 19 Luglio di quest'anno si è registrato un risalto nazionale sulla questione delle dinamiche e dei mandanti occulti della strage di via d'Amelio e del mistero dell'agenda rossa sottratta dalla borsa di Paolo Borsellino pochi minuti dopo l'attentato.L'Agenda Rossa non è una semplice agenda: ma un diario che contiene nomi,cognomi,date,indizi e sospetti che potrebbero far tremare il mondo politico. &#124; Pubblicato da Concetta Cice<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=onoratasocieta.wordpress.com&amp;blog=5789662&amp;post=840&amp;subd=onoratasocieta&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>&#8220;<em>Forse saranno mafiosi coloro che materialmente mi uccideranno, ma coloro che avranno voluto la mia morte saranno altri.</em>&#8220;</p>
<p>Paolo Borsellino</p></blockquote>
<p><span style="color:#ffffff;">.</span><br />
<a href="http://www.19luglio1992.com/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=1657:manifestazione-qagenda-rossaq-roma-26-settembre-2009&amp;catid=21:comunicati&amp;Itemid=48"><img class="alignleft" src="http://2.bp.blogspot.com/_53Bqu-7nICg/Srkf0fvd8eI/AAAAAAAAADU/8IKSJLwtOaU/s400/n135819759806_972.jpg" alt="" width="200" height="281" /></a>Diciassette lunghi anni sono passati dalla strage di Via D&#8217;Amelio e ancora oggi non abbiamo verità giudiziarie accertate sui mandanti occulti di quella strage per potere rendere finalmente giustizia alla storia di questo paese , ai suoi uomini che con coraggio e con impegno hanno servito lo Stato e la Costituzione Repubblicana, ai suoi cittadini onesti che lavorano,studiano e credono nelle istituzioni democratiche, ai familiari delle vittime che ancora oggi non possono piangerli.</p>
<p>Diciassette lunghi anni di “Seconda Repubblica” fondati non sul sangue coraggioso dei partigiani che per questo paese hanno lottato e sono morti consegnandoci le basi di una vera democrazia ma sul sangue coraggioso di uomini e donne che per questo Stato hanno dato la vita e che da questo stesso Stato sono stati abbandonati e traditi.<br />
Tradendo loro, hanno tradito ogni singolo cittadino onesto di questa nazione , tradendo loro, hanno tradito alla base la nostra Costituzione e la memoria della Resistenza, tradendo loro, hanno minato alle basi la democrazia in Italia consegnandoci una Repubblica retta da poteri occulti , piduisti e stranieri che sul monopolio economico e dell&#8217;informazione mediatica accompagnati dalla compiacenza di politici venduti e giornalisti corrotti ridisegnano l&#8217;ordine democratico Costituzionale nato dalla Liberazione.</p>
<p><span id="more-840"></span></p>
<p>A partire dal 19 Luglio di quest&#8217;anno si è registrato un risalto nazionale sulla questione delle dinamiche e dei mandanti occulti della strage di via d&#8217;Amelio e del mistero dell&#8217;agenda rossa sottratta dalla borsa di Paolo Borsellino pochi minuti dopo l&#8217;attentato.L&#8217;Agenda Rossa non è una semplice agenda: ma un diario che contiene nomi,cognomi,date,indizi e sospetti che potrebbero far tremare il mondo politico.</p>
<p>Marco Travaglio ha definito l&#8217;agenda rossa : &#8220;<em>la scatola nera della Seconda Repubblica</em>&#8220;</p>
<p>Dopo questo anniversario attraversato da 3 giornate intense di manifestazioni che hanno visto uomini e donne da tutta italia e anche dall&#8217;estero stringersi intorno alla causa di verità e giustizia promossa da Salvatore Borsellino, l&#8217;intero arco delle persone coinvolte hanno rilasciato dichiarazioni da Totò Riina, all&#8217;ex ministro dell&#8217;interno Nicola Mancino,da Ciancimino ad Ayala e nuove testimonianze sono venute alla luce.</p>
<p>A Caltanissetta il procuratore Sergio Lari è già nel mirino del mondo politico perché sta conducendo indagini delicatissime e perché lui riesca veramente in questa impresa occorre che la società civile si mobiliti a fianco di Salvatore Borsellino- il 26 settembre a Roma- per esprimere tutto il suo appoggio alla magistratura che indaga e tutta la nostra voglia di verità e giustizia per chi è morto per la giustizia e per noi che di questo Stato facciamo parte.</p>
<p>Le più importanti istituzioni sociali e politiche che abbiamo in Italia stanno in silenzio, nonostante i media sono oramai costretti a seguire gli sviluppi incalzanti quasi giorno dopo giorno.Sono film che già abbiamo visto ed è per questo che il 26 settembre OCCORRE CHE I CITTADINI SI AUTO-ORGANIZZINO per sostenere Salvatore Borsellino a Roma nelle sue iniziative di mobilitazione e nelle sue denunce pubbliche.Occorre quindi che i cittadini e le cittadine italiane di ogni credo politico RIPRENDANO LA SOVRANITA&#8217; CHE GLI SPETTA scendendo in piazza sabato 26 settembre a Roma con una agenda rossa in mano simbolo della Seconda Repubblica , delle verità nascoste e dei poteri occulti su cui si fonda.</p>
<p>per Paolo</p>
<p>per l&#8217;indipendenza della magistratura</p>
<p>per la democrazia</p>
<p>per la giustizia</p>
<p>per la libertà nel nostro paese</p>
<p>ora e sempre</p>
<p>RESISTENZA</p>
<p>(fonte: <a href="http://resistenzantimafia.blogspot.com/" target="_blank">resistenzaantimafia</a>)</p>
<p><span style="color:#ffffff;">.</span></p>
<p>Per approfondire:</p>
<p>- <a href="http://www.19luglio1992.com/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=1657:manifestazione-qagenda-rossaq-roma-26-settembre-2009&amp;catid=21:comunicati&amp;Itemid=48" target="_blank">Manifestazione &#8220;Agenda rossa&#8221; &#8211; Roma &#8211; 26 settembre 2009</a></p>
<p>- <a href="http://www.unita.it/news/commenti/88771/verit_su_borsellino_in_piazza_il_popolo_dellagenda_rossa" target="_blank">Verità su Borsellino: in piazza il popolo dell’agenda rossa</a></p>
<p>- <a href="http://www.antimafiaduemila.com/content/view/19070/48/" target="_blank">Agenda Rossa, il fratello di Borsellino scende in piazza</a></p>
<p><span style="color:#ffffff;">.</span></p>
<p><a href="http://www.wikio.it/vote?url=http://onoratasocieta.wordpress.com/2009/09/23/il-26-settembre-tutti-a-roma/" target="_tab"><img style="border:none;vertical-align:middle;" src="http://www.wikio.it/shared/img/vote/wikio5.gif" alt="" /></a></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/onoratasocieta.wordpress.com/840/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/onoratasocieta.wordpress.com/840/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/onoratasocieta.wordpress.com/840/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/onoratasocieta.wordpress.com/840/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/onoratasocieta.wordpress.com/840/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/onoratasocieta.wordpress.com/840/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/onoratasocieta.wordpress.com/840/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/onoratasocieta.wordpress.com/840/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/onoratasocieta.wordpress.com/840/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/onoratasocieta.wordpress.com/840/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/onoratasocieta.wordpress.com/840/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/onoratasocieta.wordpress.com/840/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/onoratasocieta.wordpress.com/840/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/onoratasocieta.wordpress.com/840/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=onoratasocieta.wordpress.com&amp;blog=5789662&amp;post=840&amp;subd=onoratasocieta&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Lo Stato è Cosa Nostra</title>
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		<pubDate>Sat, 19 Sep 2009 12:57:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Concetta Cice</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il filo rosso che lega pezzi dello Stato, servizi e mafie, oggi viene alla luce destando clamore con le rivelazioni di Ciancimino, ma parte da lontano. Imposimato, un protagonista di quegli anni della storia italiana, ripercorre le tappe del patto scellerato. &#124; Pubblicato da Concetta Cice<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=onoratasocieta.wordpress.com&amp;blog=5789662&amp;post=837&amp;subd=onoratasocieta&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Ferdinando Imposimato<span style="color:#ff0000;">*</span> &#8211; 08/09/2009 (fonte: <a href="http://www.lavocedellevoci.it" target="_blank">la Voce delle Voci</a>)</p>
<p><em>Il filo rosso che lega pezzi dello Stato, servizi e mafie, oggi viene alla luce destando clamore con le rivelazioni di Ciancimino, ma parte da lontano. Imposimato, un protagonista di quegli anni della storia italiana, ripercorre le tappe del patto scellerato.</em></p>
<div class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><img title="Ferdinando Imposimato" src="http://www.dazebao.org/news/images/stories/archivio27/imposimato.jpg" alt="" width="300" height="230" /><p class="wp-caption-text">Ferdinando Imposimato</p></div>
<p>Molti anni fa una giornalista americana, Judith Harris, del Reader&#8217;s Digest, mi chiese quale fosse la differenza tra Brigate rosse e mafia. Senza pensarci due volte risposi: le Br sono contro lo Stato, la mafia e&#8217; con lo Stato. E spiegai che la capacita&#8217; della mafia e&#8217; di intessere legami stretti con le istituzioni &#8211; politica, magistratura, servizi segreti &#8211; a tutti i livelli. Con le buone o le cattive maniere. Chi resiste, come Boris Giuliano, Carlo Alberto Dalla Chiesa, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, viene eliminato, senza pieta&#8217;. Collante tra mafia e Stato e&#8217; da sempre la massoneria. Questo sistema di legami, che risale alla strage di Portella delle Ginestre, non si e&#8217; mai interrotto nel corso degli anni, anzi si e&#8217; rafforzato ed e&#8217; diventato piu&#8217; sofisticato. Ma molti hanno fatto finta che non esistesse. Complice la stampa manovrata da potenti lobbies economiche.</p>
<p>Da qualche tempo e&#8217; affiorato, nelle indagini sulle stragi mafiose del 1992, il tema della possibile trattativa avviata da Cosa Nostra tra lo stato e la mafia dopo la strage di Capaci, per indurre le istituzioni ad accettare le richieste mafiose: questo sarebbe il movente della uccisione di Borsellino. Non ho dubbi che le cose siano andate proprio in questo modo. Ma per capire quello che si e&#8217; verificato ai primi anni &#8217;90, occorre uno sguardo verso il passato. Partendo dall&#8217;assassinio di Aldo Moro e da cio&#8217; che lo precedette e lo segui&#8217;.</p>
<p><span id="more-837"></span>Con la riforma del 1977, che istitui&#8217; il Sismi ed il Sisde, i primi atti del presidente del consiglio Giulio Andreotti e del ministro dell&#8217;interno Francesco Cossiga furono la nomina ai vertici dei servizi segreti di Giuseppe Santovito e Giulio Grassini, due generali affiliati alla P2 di Licio Gelli: che gia&#8217; allora era legato a Toto&#8217; Riina, il capo di Cosa Nostra. Furono diversi mafiosi a rivelare questo collegamento tra Gelli e Riina.</p>
<p>I servizi segreti di quel tempo non persero tempo: strinsero patti scellerati con Pippo Calo&#8217; e la banda della Magliana, contro la quale, senza rendermene conto, fin dal 1975 avevo cominciato ad indagare, assieme al pm Vittorio Occorsio: con lui trattavo alcuni processi per sequestri di persona, tra cui quelli di Amedeo Ortolani, figlio di Umberto, uno dei capi della P2, di Gianni Bulgari e di Angelina Ziaco; sequestri che vedevano coinvolti esponenti della Magliana, della P2 e del terrorismo nero. Tra gli affiliati alla loggia di Gelli c&#8217;era un noto avvocato penalista, riciclatore del denaro dei sequestri, che poi venne stranamente assolto dopo che Occorsio aveva dato parere contrario alla sua scarcerazione. Di quella banda facevano parte uomini come Danilo Abbruciati, legati alla mafia ed ai servizi segreti. Occorsio, che aveva scoperto l&#8217;intreccio tra la strage di Piazza Fontana, l&#8217;eversione nera e la massoneria, venne assassinato l&#8217;11 luglio 1976. Per l&#8217;attentato fu condannato Pier Luigi Concutelli, che risulto&#8217; iscritto alla loggia Camea di Palermo, perquisita da Falcone.</p>
<p>La mia condanna a morte fu pronunciata, probabilmente dalla stessa associazione massonica, subito dopo che fui incaricato di istruire il caso Moro, in cui apparvero uomini della mafia guidati da Calo&#8217;, i capi dei servizi manovrati dalla banda della Magliana e politici amici di Gelli. A raccontarlo al giudice Otello Lupacchini fu il mafioso Antonio Mancini; costui disse che verso la fine del 1979 o i primi del 1980, avendo fruito di una licenza dalla Casa di lavoro di Soriano del Cimino, non vi aveva fatto rientro; in occasione di un incontro conviviale in un ristorante di Trastevere, l&#8217;Antica Pesa o Checco il carrettiere, cui aveva partecipato assieme ad Abbruciati, a Edoardo Toscano, ai fratelli Pellegrinetti, a Maurizio Andreucci e a Claudio Vannicola, mentre si discuteva del controllo del territorio del Tufello per il traffico di stupefacenti, si parlo&#8217; «di un attentato alla vita del giudice Ferdinando Imposimato». «Dal discorso si capiva che non si trattava di un&#8217;idea estemporanea: era evidente che erano stati effettuati dei pedinamenti nei confronti del magistrato e della moglie; che erano stati verificati i luoghi nei quali l&#8217;attentato non avrebbe potuto essere eseguito con successo; si era stabilito che comunque non si trattava di un obiettivo impossibile, per carenze della sua difesa nella fase degli spostamenti in auto: il luogo in cui l&#8217;attentato poteva essere realizzato era in prossimita&#8217; del carcere di Rebibbia dove la strada di accesso all&#8217;istituto si restringeva e non vi erano presidi militari di alcun genere». Proseguiva Mancini: «Quando sentimmo il discorso che si fece a tavola, io e Toscano pensammo che l&#8217;attentato dovesse essere una sorta di vendetta per l&#8217;impegno profuso dal magistrato nei processi per sequestri di persona da lui istruiti e che avevano visto coinvolti i commensali, i quali parlavano del giudice Imposimato definendolo &#8220;quel cornuto che ci ha portato al processo&#8221;. Successivamente, parlando dell&#8217;attentato ai danni del giudice Imposimato, Abbruciati mi spiego&#8217; che, al di la&#8217; delle ragioni personali che pure aveva, aveva ricevuto una richiesta in tal senso &#8220;da personaggi legati alla massoneria&#8221;, dei quali il giudice Imposimato aveva toccato gli interessi».</p>
<p>In seguito, durante le indagini su Andreotti per l&#8217;omicidio di Mino Pecorelli, il procuratore della Repubblica di Perugia accerto&#8217; che alla riunione, nel corso della quale si parlo&#8217; dell&#8217;attentato alla mia persona, avevano partecipato due uomini dei servizi segreti militari italiani di cui Mancini fece i nomi: essi furono incriminati e rinviati a giudizio per favoreggiamento. In seguito i due mi avvicinarono dicendomi che loro «non c&#8217;entravano niente con quella riunione» e che «evidentemente c&#8217;era stato uno scambio di persone da parte di Mancini, altri due uomini del servizio erano coloro che avevano preso parte a quell&#8217;incontro in cui venne annunciata la condanna a morte». Ovviamente non fui in grado di stabilire chi fossero i due agenti dei servizi. Restava il fatto che c&#8217;era stato un summit tra agenti segreti e mafiosi per decidere di eliminare, per ordine della massoneria, un giudice che istruiva due processi &#8220;scottanti&#8221;: quello sulla banda della Magliana e il processo per la strage di via Fani, il sequestro e l&#8217;assassinio di Moro. Ne&#8217; io potevo occuparmi di una vicenda che mi riguardava in prima persona come obiettivo da colpire.</p>
<p>Ma nessuno &#8211; tranne Falcone, che seppe, mi sembra da Antonino Giuffre&#8217;, che Riina aveva avallato l&#8217;assassinio di mio fratello &#8211; si preoccupo&#8217; di stabilire chi dei servizi avesse partecipato al summit in cui era stato annunciato l&#8217;imminente assassinio del giudice che in quel momento si stava occupando del caso Moro. Processo in cui, trenta anni dopo, venne alla luce il ruolo determinante della massoneria, della mafia e della politica.</p>
<p>In quel periodo non mi occupavo solo di sequestri di persona, ma anche del falso sequestro di Michele Sindona, altro uomo della P2, e dell&#8217;assassinio di Vittorio Bachelet, dei giudici Girolamo Tartaglione e Riccardo Palma e, naturalmente, del caso Moro; ed avrei accertato, dopo anni, che della gestione del sequestro Moro si erano occupati, nei 55 giorni della prigionia, i vertici dei servizi segreti affiliati alla P2 e legati alla banda della Magliana. Ma tutto questo all&#8217;epoca non lo sapevo: la scoperta delle liste di Gelli avvenne nella primavera del 1981. Cio&#8217; che e&#8217; certo e&#8217; che il capo del Sismi, Santovito, piduista, era nelle mani di uomini della Magliana, articolazione della mafia a Roma. E dunque il racconto di Mancini era vero in tutto e per tutto. Qualcuno voleva evitare che la mia istruttoria su Moro e quella sulla banda della Magliana mi portassero a scoprire il complotto politico-massonico che, con la strumentalizzazione di sanguinari ed ottusi brigatisti, aveva decretato l&#8217;assassinio di Moro per fini che nulla avevano a che vedere con la linea della fermezza.</p>
<p>Il disegno di costringermi a lasciare il processo sulla Magliana e quello sulla strage di via Fani riusci&#8217;, ma non secondo il piano dei congiurati. La mia uccisione non ebbe luogo per le precauzioni che riuscii a mettere in atto, ma nel 1983, nel pieno delle indagini su Moro, venne ucciso mio fratello Franco da uomini della mafia manovrati da Calo&#8217;: gli stessi che avevano eseguito la vergognosa messinscena del 18 aprile 1978, ossia la morte di Moro nel lago della Duchessa. Era evidente come il Sismi, che si era servito del mafioso Antonio Chichiarelli per preparare il falso comunicato, erano tutt&#8217;uno con la mafia, della quale si servivano per compiere operazioni sporche di ogni genere, compresa quella del lago della Duchessa, che provoco&#8217; una reazione violenta delle Br contro Moro, divenuto &#8220;pericoloso&#8221;.</p>
<p>A distanza di 30 anni dal processo Moro e di 26 anni dall&#8217;assassinio di mio fratello Franco &#8211; assassinio che mi costrinse a lasciare la magistratura e tutte le mie inchieste &#8211; ho avuto la possibilita&#8217; di scoprire quali fossero le ragioni del progetto criminale contro di me: impedirmi di conoscere il complotto contro Moro. Non era una trattativa tra Stato e mafia, ma un vero e proprio accordo tra servizi, mafia e massoneria, che, con la benedizione dei politici, sanci&#8217; prima la eliminazione di Moro e poi la mia esecuzione: la quale falli&#8217;, ma si ritorse contro mio fratello Franco, il quale prima di morire, mi chiese di non abbandonare le indagini. Il risultato fu che dopo quel barbaro assassinio fui costretto ad abbandonare tutte le inchieste sulla mafia e sui legami tra mafia, massoneria e stragismo. E nel 1986 dovetti rifugiarmi alle Nazioni Unite.</p>
<p>Durante le indagini che io conducevo a Roma sul falso sequestro Sindona, Falcone a Palermo per associazione mafiosa, e Turone e Colombo a Milano per l&#8217;omicidio di Giorgio Ambrosoli, venne fuori a Castiglion Fibocchi, nella villa di Gelli, l&#8217;elenco degli iscritti alla P2. Enorme fu la sorpresa degli inquirenti: comprendeva i capi dei servizi segreti italiani e del Cesis, l&#8217;organismo che coordinava i servizi, e di quelli che facevano parte del Comitato di crisi del Viminale. Quel comitato che era stato istituito da Cossiga con l&#8217;avallo di Andreotti. Dopo la scoperta, venne decisa dal ministro Virginio Rognoni l&#8217;epurazione degli uomini di Gelli dai servizi e dal ministero dell&#8217;interno; ma di fatto non fu cosi&#8217;. La Loggia del Venerabile mantenne il controllo sui servizi segreti, come ebbe modo di accertare la Commissione parlamentare sulla P2; e le deviazioni continuarono, con la complicita&#8217; dei vari governi che si susseguirono. La corruzione dei politici di governo, le intercettazioni abusive su avversari politici, giornalisti e magistrati, i ricatti fondati su notizie personali sono stati una costante della vita dei servizi (la vicenda Pollari-Pompa docet) senza che mai i responsabili abbiano pagato per le loro colpe.</p>
<p>Oggi e&#8217; riesplosa sulla stampa, per pochi giorni, la storia legata alla morte di Borsellino, subito silenziata dai mass media. La magistratura di Caltanissetta ha riaperto un vecchio processo che collega la sua tragica morte a moventi inconfessabili legati a menti raffinate delle stesse istituzioni. L&#8217;ipotesi investigativa prospetta la possibilita&#8217; che Borsellino sia rimasto schiacciato nell&#8217;ingranaggio micidiale messo in moto da Cosa Nostra e da una parte dello Stato in sintonia con la mafia, allo scopo di trattare la fine della violenta stagione stragista in cambio di concessioni ai mafiosi responsabili di crimini efferati come la strage di Capaci. Si trattava di una vergogna, un&#8217;offesa alla memoria di Falcone ed ai cinque poliziotti coraggiosi morti per proteggerlo. Salvatore Borsellino dice che le prove di questa ricostruzione erano nell&#8217;agenda rossa sparita del fratello Paolo, il quale, informato di questa infame proposta, probabilmente ha reagito con sdegno e rabbia: sapeva che lo Stato voleva scendere a patti con gli assassini. Di qui la decisione di accelerare la sua fine.</p>
<p>Ricordo che in quel tragico luglio del 1992, poco prima della strage di via D&#8217;Amelio, ero alla Camera dei deputati dove le forze contigue alla mafia erano ancora prevalenti e rifiutavano di approvare la norma voluta da Falcone, da me e da molti altri magistrati antimafia: la legge sui pentiti e il 41 bis. Nonostante la morte di Falcone, non c&#8217;era la maggioranza. Fu necessaria la morte di Borsellino per il suo varo. E oggi la si vuole abrogare.</p>
<p>L&#8217;aspetto piu&#8217; inquietante riguarda il ruolo di un ufficio situato a Palermo nei locali del Castello Utveggio, riconducibile ad attivita&#8217; sotto copertura del Sisde, entrato nelle indagini per la stage di via D&#8217;Amelio dopo la rivelazione della sua esistenza avvenuta durante il processo di Caltanissetta ad opera di Gioacchino Genchi. Al numero di quell&#8217;ufficio dei servizi giunse la telefonata partita dal cellulare di Gaetano Scotto, uno degli esecutori materiali della strage di via D&#8217;Amelio. Mi pare ce ne sia abbastanza per ritenere certo il coinvolgimento di apparati dello Stato.</p>
<p style="text-align:center;">**********</p>
<p><span style="color:#ff0000;">*</span><em>Ferdinando Imposimato, come giudice istruttore del Tribunale di Roma, ha seguito l’inchiesta sulla strage di via Fani e il sequestro e l’assassinio di Aldo Moro. Si è occupato anche di lotta ai sequestri di persona e a terrorismo, mafia e camorra, oltre che dell’attentato al Papa.</em></p>
<p><em>Laureato in Giurisprudenza, comincia a lavorare nella Polizia e nel 1964 entra in magistratura. Dopo un periodo trascorso a Milano, va a Roma dove segue le inchieste sui rapimenti, ottenendo la liberazione di numerosi ostaggi tra cui Giovanna Amati e Angelo Appolloni.</em></p>
<p><em>Istruisce inoltre importanti processi tra cui quello a Michele Sindona.</em></p>
<p><em>Sua, nel 1981, la prima sentenza-ordinanza contro la Banda della Magliana.</em></p>
<p><em>Nel 1983 il fratello Franco viene ucciso da Cosa nostra per una vendetta trasversale, il che lo costringe, per motivi di sicurezza, a lasciare l’Italia alla volta di Strasburgo, dove viene designato rappresentante italiano in seno all’Unione europea per i problemi del terrorismo internazionale. A partire dal 1987 &#8211; per tre legislature &#8211; viene eletto al Parlamento come indipendente di sinistra e fa parte della commissione Antimafia. Presenta numerosi disegni di legge sulla riforma dei servizi segreti, sugli appalti pubblici, sui trapianti, sui sequestri di persona, sui pentiti, sul terrorismo, sulla dissociazione.</em></p>
<p><em>Rientrato in magistratura è stato giudice della Suprema Corte di Cassazione, dove ha raggiunto il grado di Presidente onorario aggiunto. È stato presidente della Trio (Transplant Recipient International Organization) ed è direttore dell’osservatorio dell’Eurispes sulla criminalità organizzata in Italia.</em> (fonte: casa editrice <a href="http://www.chiarelettere.it/gw/producer/producer.aspx?t=/documenti/author.htm&amp;auth=286" target="_blank">Chiarelettere</a>)</p>
<p><span style="color:#ffffff;">.</span></p>
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	</item>
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		<title>19 luglio 2009: intervento di Gioacchino Genchi</title>
		<link>http://onoratasocieta.wordpress.com/2009/09/16/19-luglio-2009-intervento-di-gioacchino-genchi/</link>
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		<pubDate>Wed, 16 Sep 2009 12:28:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Concetta Cice</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Salvatore Borsellino]]></category>
		<category><![CDATA[strage di Via D'Amelio]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo diciassette anni dall’eccidio del giudice Paolo Borsellino e dei cinque uomini della sua scorta, in via Mariano D’Amelio viene convocata la prima manifestazione di resistenza contro l’antistato, la mafia. Alla manifestazione del 19 c’era anche Gioacchino Genchi, consulente della procura di Palermo e di Caltanissetta. &#124; Pubblicato da Concetta Cice<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=onoratasocieta.wordpress.com&amp;blog=5789662&amp;post=834&amp;subd=onoratasocieta&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di C. Di Gesaro e F. Scaglione &#8211; 23 luglio 2009 (fonte: <a href="http://www.fascioemartello.it" target="_blank">fascioemartello</a>)</p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.fascioemartello.it/images/stories/2009/07/genchiviadamelio-300x123.jpg" alt="" width="300" height="123" />19 luglio 1992/2009 – Dopo diciassette anni dall’eccidio del giudice Paolo Borsellino e dei cinque uomini della sua scorta, in via Mariano D’Amelio viene convocata la prima manifestazione di resistenza contro l’antistato, la mafia.</p>
<p>Alla manifestazione del 19 c’era anche <a href="http://gioacchinogenchi.blogspot.com/" target="_blank">Gioacchino Genchi</a>, consulente della procura di Palermo e di Caltanissetta, che in questi ultimi mesi sta affrontando una battaglia legale scaturita dopo l’inchiesta “why not” che vedeva coinvolti tra gli altri Clemente Mastella e Francesco Rutelli.</p>
<p>Dal palco e dal luogo della memoria di quella che probabilmente fu una strage di stato, Genchi è intervenuto duramente, anche in relazione alle dichiarazioni, apparse sui quotidiani, da parte di Totò Riina.</p>
<p>“<em>Io sono sicuro che i tempi che verranno saranno ancora più difficili di quelli passati, perché si è imboccata una china, anche giudiziaria, che rischia di portare all’annullamento di sentenze di condanna all’ergastolo senza contributi nuovi sull’individuazione di ulteriori responsabili e cosa ancor più grave sui mandanti effettivi che hanno voluto la strage del 19 luglio 1992 o come quella del 23 maggio 1992, per cambiare i destini dell’Italia.</em>”</p>
<p><span id="more-834"></span>Il consulente ha poi precisato l’importanza dei pochi palermitani presenti alla manifestazione in ricordo di Borsellino; “<em>Noi siamo abituati ad una città che ha lasciato solo Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, i magistrati antimafia, gli investigatori antimafia , che li ha visti morire, da Beppe Montana, al Commissario Cassarà, al giudice Costa, al capitano D’aleo, al capitano Basile , a Giovanni Falcone e agli uomini di scorta, a Paolo Borsellino e agli uomini di scorta ”. “Questa è una città che ha ormai somatizzato l’immondizia di Cammarata, per cui non c’è da meravigliarsi se oggi la città di Palermo non è presente in modo massivo in questo luogo.” Io confido più nella diretta streaming, confido più nella forza e nella potenza della rete, confido in quella rete che diffonderà in tutto il mondo quello che oggi, voi qui avete detto, che non nell’opportunismo di chi ancora si lascia comprare con due soldi di assistenzialismo dei lavori socialmente utili, negli aiuti agli operai disoccupati o pseudo disoccupati, di chi specula sul bisogno, cercando di affermare una libertà che libertà non potrà mai essere fino a quando il popolo siciliano e il popolo italiano non sarà effettivamente liberato e riscattato dal bisogno</em>”.</p>
<p>Genchi ha continuato il suo intervento parlando del pentito Scarantino e delle dichiarazioni rese sulla strage di via D’Amelio: “<em>Scarantino ha reso dichiarazioni che coinvolgevano persone di Palermo e mafiosi di Palermo e la procura della repubblica di Palermo non ha preso in considerazione nessuna dichiarazione di <strong>Scarantino</strong>, mentre un’altra procura contemporaneamente ha valorizzato le dichiarazioni di Scarantino ed ha costruito processi per effermare una pseudo giustizia su quella strage che doveva servire a ricondannare persone all’ergastolo, persone che già di ergastoli ne avevano a decine che non hanno nemmeno fatto caso all’ulteriore condanna e che non si sono nemmeno difesi.</em>” Un intervento quello che ha poi proseguito citando i magistrati che su quei processi hanno costruito carriere: “<em>Così queste persone hanno fatto carriere e vediamo ed abbiamo visto in che posti abbiamo trovato queste stesse persone ed anche qualche magistrato. Quel magistrato che fu tanto applaudito anche dalla sinistra giudiziaria, la sinistra di questo paese, quando inopportunamente, devo dire, dal punto di vista strategico, pronunciò a Caltanissetta i nomi di <strong>Alfa e Beta</strong>, bruciando le indagini su Alfa e Beta (<strong>Berlusconi e Dell’Utri</strong>), ed oggi è al gabinetto del Presidente del <strong>Senato Schifani</strong>. Mi riferisco alla dottoressa <strong>Anna Maria Palma</strong>. Dottoressa Anna Maria Palma, che mi ha pesantemente attaccato, il cui marito è stato nominato responsabile e direttore del Cerisdi (struttura all’interno del castello Utveggio), che adesso il Cerisdi se lo sono presi e conquistati, questa è Palermo, questa è la storia e la verità di questa città , che è bene che il mondo intero sappia. Ognuno si assuma le proprie responsabilità e ognuno si presenti per quello che è.</em>”</p>
<p>Genchi si è poi scagliato con rabbia contro la corte di cassazione, ha parlato dell’inchiesta “<strong>Why not</strong>” che lo ha visto coinvolto ed ha parlato di quei magistrati della cassazione, che secondo il consulente siciliano, inciuciano con i politici: “<em>Io non ho paura dei giudici di Roma, inciuciati, che mi inquisiscono per avere fatto le indagini su <strong>Mastella</strong> e sui politici, con quei politici con cui loro , parlavano al telefono, per avere gli incarichi al ministero della giustizia, incarichi di capo di gabinetto.</em>”</p>
<p>“<em>Il magistrato che ha scritto la relazione della sentenza in cassazione è il capo di gabinetto del ministro <strong>Ferrero</strong>, che usciva dalle mie intercettazioni, ha avuto il coraggio di non astenersi e di pronunciare il giudizio in cassazione in quella sesta sezione che è la stessa sesta sezione che ha confermato l’archiviazione del procedimento nei confronti di Arcangioli su ricorso pronunciato dalla Procura della Repubblica di Caltanissetta.” “E’ bene che queste cose si comincino a sapere, è bene che si cominci a togliere il tappo ad una delle latrine principali della storia di questa Repubblica, che è la Corte di Cassazione, con tutti gli inciuci con cui i potenti e gli avvocati dei potenti, sono riusciti a comprare giudici, cancellieri e sentente, a danno di poliziotti, di magistrati e di carabinieri che sono morti perché si tentasse di affermare giustizia in questa maledetta Italia.</em>”</p>
<p>Infine da uomo delle madonie quale egli è, Genchi ha parlato della vicenda di Termini Imerese, rivolgendosi alla sinistra locale, un richiamo dovuto probabilmente alla presenza tra il pubblico di esponenti del Partito Democratico, chiedendogli coerenza, quella coerenza che è venuta a mancare, sempre secondo il consulente, compiendo la scelta di accettare un accordo con Miccichè e di averlo nominato vice sindaco della città. “<em>Signori miei, la prima cosa che è richiesta non è ne la capacità, ne l’intelligenza e se vogliamo nemmeno l’onestà, è la coerenza umana, pretendiamo dai nostri politici, da chi ci rappresenta, che siano delle persone coerenti, che accettino i meriti ed i vantaggi dell’impegno sociale e della politica, ma che paghino il prezzo dell’emarginazione e dell’isolamento, allorquando il loro modo di agire, oltre ad essere inopportuno e sbagliato, infrange regole elementari della coerenza umana, che qualunque essere umano onesto deve avere e deve mantenere.</em>”</p>
<p>Genchi ha poi chiuso il suo intervento ringraziando <a href="http://19luglio1992.com/" target="_blank">Salvatore Borsellino</a> per l’impegno e per l’entusiasmo avuto nel riunire, nel giorno del ricordo del fratello Paolo, centinaia di persone desiderose di verità e giustizia.</p>
<p style="text-align:center;"><em>*********</em></p>
<p>I video dell&#8217;intervento:</p>
<span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://onoratasocieta.wordpress.com/2009/09/16/19-luglio-2009-intervento-di-gioacchino-genchi/"><img src="http://img.youtube.com/vi/DPANyZYDaY0/2.jpg" alt="" /></a></span>
<span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://onoratasocieta.wordpress.com/2009/09/16/19-luglio-2009-intervento-di-gioacchino-genchi/"><img src="http://img.youtube.com/vi/JsebH0VJ9aI/2.jpg" alt="" /></a></span>
<p><em>Un ringraziamento particolare va a Mattia Laconca per le riprese video ed il montaggio.</em></p>
<p><span style="color:#ffffff;">.</span></p>
<p><a href="http://www.wikio.it/vote?url=http://onoratasocieta.wordpress.com/2009/09/16/19-luglio-2009-intervento-di-gioacchino-genchi" target="_tab"><img style="border:none;vertical-align:middle;" src="http://www.wikio.it/shared/img/vote/wikio5.gif" alt="" /></a></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/onoratasocieta.wordpress.com/834/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/onoratasocieta.wordpress.com/834/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/onoratasocieta.wordpress.com/834/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/onoratasocieta.wordpress.com/834/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/onoratasocieta.wordpress.com/834/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/onoratasocieta.wordpress.com/834/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/onoratasocieta.wordpress.com/834/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/onoratasocieta.wordpress.com/834/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/onoratasocieta.wordpress.com/834/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/onoratasocieta.wordpress.com/834/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/onoratasocieta.wordpress.com/834/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/onoratasocieta.wordpress.com/834/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/onoratasocieta.wordpress.com/834/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/onoratasocieta.wordpress.com/834/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=onoratasocieta.wordpress.com&amp;blog=5789662&amp;post=834&amp;subd=onoratasocieta&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Regola numero uno: insinuare</title>
		<link>http://onoratasocieta.wordpress.com/2009/08/04/regola-numero-uno-insinuare/</link>
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		<pubDate>Tue, 04 Aug 2009 02:32:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Concetta Cice</dc:creator>
				<category><![CDATA[camorra]]></category>
		<category><![CDATA[mafia]]></category>
		<category><![CDATA[varie]]></category>
		<category><![CDATA[Casal di Principe]]></category>
		<category><![CDATA[Don Peppino Diana]]></category>
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		<category><![CDATA[giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[il velino]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Saviano]]></category>
		<category><![CDATA[Ruggero Guarini]]></category>

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		<description><![CDATA[Pur di ottenere i propri scopi, oggi non esiste più il riguardo. Neppure se il rispetto dovrebbe essere rivolto ai morti. Ai morti ammazzati dalla mafia. Non basta vedere le parole di Falcone, Borsellino venir fuori dalle bocche degenerate e limacciose di "politici" collusi con la mafia o che in qualche modo a questa sono remissivi. No, sicuramente non basta. &#124; Pubblicato da Concetta Cice<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=onoratasocieta.wordpress.com&amp;blog=5789662&amp;post=828&amp;subd=onoratasocieta&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="http://assets.robertosaviano.it/imgcontent/Don-Peppino.jpg" alt="" width="369" height="325" /></p>
<p>Pur di ottenere i propri scopi, oggi non esiste più il riguardo. Neppure se il rispetto dovrebbe essere rivolto ai morti. Ai morti ammazzati dalla mafia.</p>
<p>Non basta vedere le parole di Falcone, Borsellino venir fuori dalle bocche degenerate e limacciose di &#8220;politici&#8221; collusi con la mafia o che in qualche modo a questa sono remissivi. No, sicuramente non basta.</p>
<p>Tanto oramai siamo in un particolare periodo per cui ci si può veramente permettere di tutto. Tanto oramai l&#8217;Italia sonnecchia, presa dal pressante problema di dover azzeccare i sei magici numeri del superenalotto. Tanto oramai nessuno ci fa più caso a quello che si verifica intorno a noi.</p>
<p>A volte accade che se si vuole screditare in qualche maniera un certo Roberto Saviano, oppure indurre la gente a credere che Don Diana non è stato ammazzato dalla camorra, è ragionevole umanamente e giornalisticamente dissotterrare il povero Don Peppe Diana.</p>
<p>Così avrà pensato Ruggero Guarini, giornalista per il Velino, che scrive una <a href="http://www.ilvelino.it/articolo.php?Id=918819#news_id_918819" target="_blank">lettera immaginaria</a> di Don Peppino Diana a Saviano.</p>
<p><span id="more-828"></span>E cosa avrebbe detto (idealmente) Don Diana a Saviano? Don Diana suggerisce che la sua morte potrebbe non essere stata voluta dalla camorra, dato che la Cassazione non si è ancora pronunciata. O che ancora Saviano nutre una &#8220;fede eccessiva sia nella giustizia umana, sia nella coscienza delle masse&#8221; e bisognerebbe smetterla di giustificare la sua &#8220;iscrizione all&#8217;albo dei martiri della lotta alla criminalità organizzata&#8221; con &#8220;il fatto che ancora oggi, ogni tanto, fiumi e maree di giovani sfilano e si radunano&#8221; in suo onore.</p>
<p>Una domanda allora vorrei porla a Guarini: perchè non riesumare il giudice Borsellino?</p>
<p>Sa cosa direbbe nella mia lettera immaginaria? &#8220;Come vent&#8217;anni fa ricomincia la stagione dei veleni, ieri per evitare di dare maggiori possibilità ad un pool di magistrati e combattere con mezzi più efficaci la mafia, oggi per tenere occultate le verità sulla morte mia e dei miei colleghi, scomode al Potere politico&#8221;.</p>
<p style="text-align:center;"><em>**********</em></p>
<h4><strong>L&#8217;onorevole Pecorella, Don Diana e quel gioco antico</strong></h4>
<p><span style="text-decoration:underline;"><em>di Giulio Cavalli &#8211; 3 agosto 2009</em></span></p>
<p>E’ un gioco antico (ma non per questo meno doloroso) il dubbio che cammina sul bordo della delazione per le vittime di mafia.</p>
<p>E’ la ginnastica suicida di un paese che non riesce nemmeno a lasciare in pace la propria memoria, quella più violenta e infame che di solito finisce sotto un lenzuolo.</p>
<p>Che l’onorevole Pecorella decida o meno di ripassare il brillantante su “l’eroico” Vittorio Mangano o altri è una liturgia che potremmo aspettarci, come pure che tutto passi latente e indolore come si conviene ad un paese bengodiano che indossa sempre la maschera del martire per celebrare i funerali con tanto fumo da offuscare il ricordo dei fatti; ma che, ancora una volta, si condisca il cadavere di un giusto con l’olio e le feci del dubbio è e deve essere inaccettabile.</p>
<p>Ho sentito la prima favoletta detrattrice su Don Peppe Diana mentre l’auto blindata mi portava dentro le viscere polverose di Casal di Principe pochi mesi fa, mi dicevano di questa consonanza di cognome con famiglie di camorra e alludevano alle armi nascoste in sacrestia. Mi si è chiuso lo stomaco. Alludevano con l’occhio peloso delle malignità che riuccide, con quella mano che indica e subito si ritira, con l’impunità di un momento storico per la  responsabilità alla deriva dove  non dimenticare è reazionario, raccontare i fatti prima delle opinioni è desueto e vigilare un privilegio che ci viene generosamente accordato.La delazione invece (meglio ancora se esercitata nella sua forma più pavida della insinuazione) è un esercizio gratuito e per tutti che saltella popolare dai bar e dagli uffici fino ad arrampicarsi tra i pensatori maximi sbrindellati e cicciottelli nei consigli comunali e ancora più su. In un democraticissimo e trasversale turbine di livore, invidia, noia e bassezza d’animo che defeca dubbio.</p>
<p>Il dubbio è la pratica culturalmente mafiosa più abusata dalla società civile per isolare i vivi e riseppellire i morti. E’ uno schiaffo infame perchè non appartiene a nessuna mano, nessuna faccia ma arriva come un’ombra quasi sempre di rimbalzo dalla piazza. E’ la solitudine di dover rispondere a qualcuno non si sa chi che ti preme dentro il cervello e ti esplode nell’inimmaginabile assurdità di doversi difendere dopo essere già stato colpito o, peggio, proprio per scontare la colpa essere stato attaccato.</p>
<p>Una pratica che hanno esercitato con arte i corleonesi contro i magistrati, la camorra contro Don Peppe Diana, i suoi stessi colleghi contro Giovanni Falcone, la finanza deviata contro Giorgio Ambrosoli e poi Mauro Rostagno, Peppe Fava, Carlo Alberto Dalla Chiesa, Rita Atria, Antonino Scoppellitti… l’elenco sarebbe lunghissimo e doloroso come nessuna nazione mai si meriterebbe. E poi ci sono i vivi: Roberto Saviano, Pino Maniaci, Rosario Crocetta, Vincenzo Conticello, Piera Aiello, Pino Masciari, Lirio Abbate… e anche questo sarebbe lunghissimo e doloroso come nessuna nazione mai si meriterebbe.</p>
<p>Caro onorevole Pecorella, legga di fila quei nomi e scoprirà un unico denominatore: sono nomi che alla sera, da vivi e da morti, si saranno chiesti se è normale doversi difendere non solo dai nemici dichiarati (che fanno parte del gioco) ma soprattutto da questo vento di isolamento che nasce dall’insinuazione.E ci aiuti anche lei, per il ruolo istituzionale che ricopre, a fare in modo che i fatti riprendano il posto e la forma dei fatti, le opinioni non tracimino dalle sponde del rispetto e i professionisti della delazione possano continuare a masturbarsi la propria povertà nella solitudine da wc che si meritano.</p>
<p>La solitudine da scontare sia solo cosa loro per il 41 bis.</p>
<p><span style="color:#ffffff;">.</span></p>
<p><a href="http://www.wikio.it/vote?url=http://onoratasocieta.wordpress.com/2009/08/04/regola-numero-uno-insinuare/" target="_tab"><img style="border:none;vertical-align:middle;" src="http://www.wikio.it/shared/img/vote/wikio5.gif" alt="" /></a></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/onoratasocieta.wordpress.com/828/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/onoratasocieta.wordpress.com/828/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/onoratasocieta.wordpress.com/828/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/onoratasocieta.wordpress.com/828/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/onoratasocieta.wordpress.com/828/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/onoratasocieta.wordpress.com/828/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/onoratasocieta.wordpress.com/828/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/onoratasocieta.wordpress.com/828/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/onoratasocieta.wordpress.com/828/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/onoratasocieta.wordpress.com/828/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/onoratasocieta.wordpress.com/828/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/onoratasocieta.wordpress.com/828/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/onoratasocieta.wordpress.com/828/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/onoratasocieta.wordpress.com/828/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=onoratasocieta.wordpress.com&amp;blog=5789662&amp;post=828&amp;subd=onoratasocieta&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Luciano Violante, colui che sa ma non racconta</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Aug 2009 14:31:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Concetta Cice</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quando il generale Mario Mori gli chiede, non una ma per ben tre volte e sempre con maggiore insistenza, di incontrare colui che i magistrati definirono «la più esplicita infiltrazione della mafia nell'amministrazione pubblica», ossia Don Vito Ciancimino, uomo all'Avana dei corleonesi già arrestato nel 1984, lui, Luciano Violante, non sente il bisogno di dirlo a nessuno, nè ai magistrati nè alla Commissione Antimafia che presiede dall'anno prima. &#124; Pubblicato da Concetta Cice<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=onoratasocieta.wordpress.com&amp;blog=5789662&amp;post=823&amp;subd=onoratasocieta&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <a href="http://bennycalasanzio.blogspot.com" target="_blank">Benny Calasanzio</a></p>
<p><img class="alignleft" src="http://4.bp.blogspot.com/_Nm7YdDMIRRY/SnQT6OfBgaI/AAAAAAAABd8/deFvGDTup0I/s320/luciano_violante.jpg" alt="" width="230" height="294" />Quando il generale Mario Mori gli chiede, non una ma per ben tre volte e sempre con maggiore insistenza, di incontrare colui che i magistrati definirono «la più esplicita infiltrazione della mafia nell&#8217;amministrazione pubblica», ossia Don Vito Ciancimino, uomo all&#8217;Avana dei corleonesi già arrestato nel 1984, lui, Luciano Violante, non sente il bisogno di dirlo a nessuno, nè ai magistrati nè alla Commissione Antimafia che presiede dall&#8217;anno prima. Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Antonio Montinaro, Rocco Di Cillo e Vito Schifani erano già saltati in aria a Capaci, e, a quanto dice lui, anche Borsellino e la sua scorta erano stati già ammazzati in Via D&#8217;Amelio.</p>
<p>Questo solo a quanto dice Violante, confermando la teoria, già sconfessata dal figlio di Ciancimino, secondo cui la trattativa sarebbe iniziata dopo le due stragi e non in mezzo.</p>
<p>Il docente di Diritto Pubblico, tra i padri della nascente associazione antimafia Libera, ritenne corretto fare solo una piccola domanda a colui che gli chiedeva di incontrare l&#8217;anello tra mafia e politica: &#8220;L&#8217;autorità giudiziaria è stata informata di questa disponibilità del Ciancimino a parlare?&#8221;, chiese l&#8217;etereo Violante. &#8220;Si tratta di una cosa politica&#8230; di una questione politica&#8221;, gli risponde Mori. Poi, quando l&#8217;oscuro generale gli spiega che Ciancimino vorrebbe incontrarlo privatamente, dettaglio ancora più inquietante, Violante ritenne ancora una volta di tenerlo per sè e di liquidare Mori con un &#8220;non faccio colloqui privati&#8221;. Non pensò decoroso correre dai suoi ex colleghi che indagavano sulla strage di Capaci ed eventualmente su quella di Via D&#8217;Amelio, e non lo raccontò mai fino a quando Massimo Ciancimino lo chiama in causa direttamente nel corso di un interrogatorio ad Ingroia e Di Matteo nei giorni scorsi: Ciancimino Jr ha raccontato come suo padre volesse solo ed esclusivamente Violante come interlocutore garante.</p>
<p><span id="more-823"></span>Proprio lo stesso incontrollabile legalitario che nel 2003, alla Camera, protestò per il comportamento irriconoscente di Berlusconi (già indagato come mandante occulto di quelle stragi), cui, parole sue, il centrosinistra aveva dato nel 1994 garanzia a Berlusconi e a Letta che le &#8220;televisioni non sarebbero state toccate&#8221; qualora la sinistra avesse vinto le elezioni, recriminando come &#8220;loro&#8221; non avessero mai fatto nulla riguardo al conflitto di interesse e avessero dichiarato eleggibile Berlusconi la legge sui concessionari dello Stato. Grazie a loro, proseguì Big Luciano, Mediaset aveva potuto aumentare di 25 volte il fatturato.</p>
<p>Antimafioso peculiare il nostro Violante: la mafia lo chiama in causa per un equo scambio e lui non informa i magistrati, nè subito nè dopo 17 anni. La domanda inquietante che ci si pone è: esiste altro? Violante è contenitore di altri fattacci mai raccontati in sede giudiziaria? Si rese in seguito disponibile a quella trattativa? Non lo sapremo mai. Dovremo aspettare che qualcuno lo chiami di nuovo in causa.</p>
<p>Nel frattempo lui continuerà a fare l&#8217;antimafioso, a presentare libri e a tenere per sè piccolissimi ed insignificanti dettagli che potrebbero fare luce su quel fondamentale passaggio che riguarda la trattativa Stato-mafia. Noi continueremo a rimanere orfani di Falcone, di Borsellino e della verità sul 1992. Un piccolo grazie va anche a te, Big Luciano.</p>
<p><span style="color:#ffffff;">.</span></p>
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		<title>19 luglio 1992, i punti oscuri della strage di via d’Amelio</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Aug 2009 14:19:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Concetta Cice</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nuova pista per le indagini sull’assassinio del giudice Paolo Borsellino. Per Gioacchino Genchi, che arrivò due ore dopo sul luogo dell’esplosione, individuando nel castello di Utveggio la località da cui sarebbe stato azionato il radiocomando, «occorre indagare sui giorni precedenti». &#124; Pubblicato da Concetta Cice<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=onoratasocieta.wordpress.com&amp;blog=5789662&amp;post=821&amp;subd=onoratasocieta&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <a href="http://www.orsatti.info" target="_blank">Pietro Orsatti</a></p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.terranews.it/sites/default/files/images/user/VIA-D%27AMELIO.png" alt="" width="280" height="208" />Nuova pista per le indagini sull’assassinio del giudice Paolo Borsellino. Per Gioacchino Genchi, che arrivò due ore dopo sul luogo dell’esplosione, individuando nel castello di Utveggio la località da cui sarebbe stato azionato il radiocomando, «occorre indagare sui giorni precedenti».</p>
<p>Ci sono domande sulle stragi del 1992 che non hanno mai avuto una risposta certa. Non sono bastati i processi, gli arresti, le indagini. Non sono bastate le ricostruzioni, le perizie e il lavoro di centinaia di agenti di polizia, carabinieri, magistrati. Non ci sono state risposte neanche quando il capo di Cosa nostra, Totò Riina, venne arrestato l’anno successivo. Anzi, il suo arresto ha aperto altri scenari, posto altri interrogativi. «La strage di Capaci fu una strage di mafia con interessi di Stato, quella di via d’Amelio una strage di Stato con interessi di mafia».</p>
<p>Questa definizione è diventata, con il passare del tempo, un’accusa sempre insistente, rafforzata dai tanti misteri, dalle tante ombre infittitesi in questi diciassette anni. Delle due stragi si sa molto, di una in particolare. Quella di Capaci (23 maggio 1992), dove persero la vita il giudice Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e gli uomini della sua scorta, è sicuramente quella di cui si sa di più, si conoscono esecutori materiali e mandanti. Su quella di via d’Amelio, invece, periodicamente emergono dati nuovi, elementi di un puzzle ancora irrisolto.</p>
<p><span id="more-821"></span>A volte sembra essere arrivati a un punto, poco dopo i fatti sembrano smentirlo. Per cercare di capire cosa avvenne in quell’anno è necessario, e inevitabile, cercare di inserire questi due episodi nel momento storico che stava attraversando il nostro Paese. «Gli eventi cruciali del 1992 nessuno li dice. Tutti raccontano quello che succede dopo le stragi e nessuno parla di quello che successe prima – racconta Gioacchino Genchi, all’epoca commissario capo a Palermo e in seguito perito per il Tribunale di Caltanissetta sul processo Borsellino -. Nel 1992 si verificano due attacchi concentrici al sistema politico.</p>
<p>Uno viene da “tangentopoli”, dalla procura di Milano e dalle altre autorità giudiziarie che seguono, alcune bene e altre meno bene, l’esempio e il metodo investigativo milanese. E l’altro attacco arriva invece da un presidente della Repubblica che inizia a picconare quel sistema di cui ha fatto parte ed ha generato. Parliamo di Francesco Cossiga, un presidente della Repubblica che è arrivato alla fine del suo mandato e decide di “togliersi tutti i sassolini dalle scarpe”.</p>
<p>Oggi si direbbe che ha fatto “outing”. Messo addirittura sotto stato di accusa con l’impeachment. Ed è costretto a dimettersi perché c’è un qualcuno che in Italia vuole accelerare, e che magari per prendere le redini dell’Italia avrebbe voluto pure utilizzare i percorsi dell’autorità giudiziaria, strumentalizzare alcune iniziative e inchieste giudiziarie. Ma è ancora presto per parlare di questo. I dati sono questi: un presidente della Repubblica viene fatto dimettere e la strage di Capaci avviene mentre si sta votando l’elezione del capo dello Stato».</p>
<p>Poi la strage di via d’Amelio a Palermo del 19 luglio 1992. Genchi è uno dei primi investigatori ad arrivare sul posto. E ricorda ancora, perfettamente, quei momenti. «Il corpo di Borsellino ancora fumava per terra, i pezzi di Emanuela Loi cadevano dalle pareti, dall’intonaco del palazzo, e certamente là era scoppiato un ordigno che non poteva essere stato azionato sul posto. Perché se fosse stato azionato sul posto chiunque… sarebbe stato un attentato kamikaze e là non sono stati trovati morti se non i poliziotti e Borsellino. È da escludere che gli stessi poliziotti si siano fatti essi stessi un attentato, e non poteva, chi ha innescato la bomba, essere nei palazzi adiacenti perché sarebbe stato travolto dall’onda d’urto».</p>
<p>Uno strano paravento E quindi Genchi, con l’allora questore La Barbera, individua da subito l’unico punto di osservazione possibile. Castel Utveggio. «Dev’essere stato fondamentale l’elemento informativo – pro segue Genchi nel suo racconto -. C’è da tenere conto che non ci si può appostare con il joystick in mano per aspettare per mesi e giorni che arrivasse Borsellino, qualcuno ti deve pur dire quando Borsellino sta arrivando.</p>
<p>E poi ci vuole un punto di osservazione: visto che in via d’Amelio venne fatta anche l’intercettazione del telefono dell’abitazione della sorella e della madre per carpire questi elementi informativi e siccome l’intercettazione abusiva poteva essere eseguita solo in un ambito ristretto, per intenderci con la tecnologia di allora non poteva essere eseguita da Londra o da Milano o da Bruxelles, capimmo che doveva necessariamente essere stata posta da una località vicino. È allora che abbiamo ipotizzato come ci fosse un’unica postazione di ascolto clandestino e di avvistamento».</p>
<p>Nel castello aveva sede un ente regionale, il C.e.r.i.s.d.i., dietro il quale avrebbe trovato copertura un organo del Sisde. La circostanza era stata negata inizialmente dal Sisde che aveva così esposto ancor più gli uomini del gruppo investigativo costituito per indagare sulla strage. Questo scenario inquietante vede uomini dei servizi sul luogo di quello che è probabilmente il punto di osservazione e di azionamento del telecomando dell’autobomba che uccise Borsellino e i ragazzi della scorta. Non è l’unica “stranezza” quell’ufficio dei servizi nel castel Utveggio, posizionato in un punto strategico sulle pendici di monte Pellegrino.</p>
<p>Sempre Genchi, nella sua deposizione alla Corte di Caltanissetta racconta: «Rilevo che il cellulare di Scaduto, un boss di Bagheria condannato all’ergastolo fra l’altro per l’omicidio di Ignazio Salvo, aveva tutta una serie di strani contatti con varie utenze del gruppo La Barbera. Cioè, del gruppo degli altofontesi, di cui parlavo anche in relazione a quei contatti con esponenti dei servizi segreti, rilevo che questa utenza aveva pure contatti con il C.e.r.i.s.d.i. Quindi, questo C.e.r.i.s.d.i. mi ritorna un po’ come punto di triangolazione».</p>
<p>Una strana telefonata Genchi prosegue raccontando di una strana telefonata che arriva al castello nei giorni che precedono la strage. «C’è pure una telefonata, se ricordo bene, mi pare… di Scotto al C.e.r.i.s.d.i. Ovviamente, non so, avrà fatto un corso di eccellenza, perché là preparano manager, non so, avrà avuto le sue ragioni per telefonare». E questo Scotto chi è? C’è un certo Pietro Scotto, dipendente della società di servizi telefonici Elte, che ha un fratello, Gaetano, sospetto mafioso appartenente alla famiglia di Cosa nostra del rione Acquasanta di Palermo.</p>
<p>Ed è proprio Gaetano a mettersi in contatto con utenze del C.e.r.i.s.d.i. nei mesi precedenti l’attentato. E poi c’è quell’altra telefonata, una manciata di secondi dopo l’attentato, che raggiunge il capo palermitano dei servizi, Contrada, in gita nel golfo di Palermo su una barca. Un nuovo spiraglio sui possibili moventi della strage lo ha aperto recentemente Massimo Ciancimino, figlio di don Vito, il sindaco del “sacco” di Palermo.</p>
<p>Massimo ha raccontato ai magistrati di Caltanistetta e di Palermo che la trattativa, quella che portò poi al famoso “papello” di Totò Riina con le richieste allo Stato da parte di Cosa nostra, non iniziò mesi dopo la strage di via d’Amelio, ma nei primi di giugno, ovvero nel periodo in cui Borsellino stava scavando sui mandanti ed esecutori dell’omicidio del suo amico e collega Giovanni Falcone.</p>
<p>Sempre secondo Ciancimino, protagonisti di questa trattativa sarebbero stati il capo dei Ros dei carabinieri Mario Mori, Vito Ciancimino (e lo stesso Massimo che è colui, per sua stessa ammissione, che ha il primo contatto con l’Arma), Totò Riina dal suo covo da latitante e il medico della mafia, il boss Antonino Cinà. Non solo, Ciancimino racconta che i contatti iniziali con i vertici di Cosa nostra avvenivano attraverso Cinà ma che il “papello”, ovvero le proposte di Riina allo Stato, non fu consegnato a Vito Ciancimino dal medico della mafia, ma da “una persona distinta” il cui nome per ora è coperto da omissis.</p>
<p>Queste dichiarazioni del figlio di Vito, sommate alle altre recenti del probabile futuro pentito Spatuzza, da un lato sembrano confermare nel rifiuto da parte del giudice assassinato di accettare la trattativa fra Stato e Cosa nostra il vero movente della strage, come da tempo sospetta e denuncia il fratello di Borsellino, Salvatore, dall’altro aprono spiragli sui probabili depistamenti sulle dinamiche dell’attentato messe in atto da elementi mafiosi e non solo nel corso dei tre processi già celebrati.</p>
<p>L’ultimo dichiarante si autoaccusa di essere colui che ha rubato per la mafia la 126 utilizzata poi come autobomba a via d’Amelio. Gaspare Spatuzza, che è uno dei killer di padre Puglisi, con le sue dichiarazioni ha rimesso in discussione quindi alcuni dei fondamenti del processo, aprendo di conseguenza la possibilità di una revisione.</p>
<p>Anche nelle sue dichiarazioni emerge un “uomo senza nome” come in quelle di Massimo Cancimino. Consegna, infatti, la 126 ad alcuni mafiosi di sua conoscenza ma alla presenza di un altro uomo, sconosciuto, che lui ritiene “estraneo”. Altri misteri, altri personaggi e gregari che compaiono a quasi vent’anni di distanza. E come spesso accade l’unica certezza in questa vicenda rimane la morte. Che ha dato appuntamento in via D’Amelio alle 16:58 e 20 secondi del 19 luglio 1992.</p>
<p><span style="color:#ffffff;">.</span></p>
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